top of page

IL TEOREMA FILOSOFICO DELL'ILLUMANESIMO

​

Confronti e incontri

Aldo Stella a il pensiero pensante come firma ell'origine:

convergenze tra l'Illumanesimo e la critica

al riduzionismo teoretico

​

Un dialogo filosofico sulla verticalità dell'essere

​

Il movimento culturale dell'Illumanesimo è presentato con il documento:

DOI: https://doi.org/10.5281/zenodo.17932027 © 2025

 

Roberto Mucciarini.

 

Questo lavoro è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale (CC BY 4.0): https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/ Sono consentiti riuso, distribuzione e opere derivate, a condizione di attribuire correttamente l’autore e indicare eventuali modifiche.

DOI: 10.5281/zenodo.17993563

​

Premessa                                                                                                                           (20-12-2025)

La ricerca filosofica autentica non procede per contrapposizioni sterili, ma per riconoscimenti: là dove due prospettive, pur muovendo da premesse distinte, convergono verso una medesima intuizione fondamentale, si apre uno spazio di dialogo che arricchisce entrambe. È in questa disposizione che l'Illumanesimo, alla ricerca di convergenze che, oltre a collocarsi all'interno di una posizione filosofica, si configurino anche come sostegno alla sua proposta di movimento culturale del futuro, incontra la riflessione di Aldo Stella sul riduzionismo teoretico, riconoscendo in essa non un sistema estraneo da valutare, ma una voce che articola, con rigore speculativo proprio, ciò che costituisce uno dei nuclei portanti della visione illumanista: l'irriducibilità del pensiero pensante a qualsiasi procedura meccanica, e dunque la necessità di una dimensione verticale dell'essere che preceda, orienti e trascenda ogni funzionamento materiale.

 

I. La diagnosi comune: l'insufficienza del determinato

Stella individua con precisione il nodo teoretico che affligge il pensiero contemporaneo: il riduzionismo, nelle sue varie forme, pretende di «mettere sullo stesso piano vero e falso» e di «ridurre l'assoluto a determinato», negando così quella condizione incondizionata che lo stesso sistema dei condizionati richiede come propria condizione di intelligibilità. L'universo dei determinati è, nelle sue parole, «un universo di insufficienti, i quali richiedono un fondamento che emerga oltre l'universo stesso».

 

L'Illumanesimo giunge alla medesima conclusione attraverso un percorso diverso ma convergente. La materia, intesa come stato dell'energia in costante trasformazione, non può generare da sola quei valori, quei significati, quelle orientazioni esistenziali che caratterizzano l'esperienza umana nella sua profondità. Come si legge nei testi fondativi dell’Illumanesimo: «esistono differenze qualitative

irriducibili a variabili materiali» — differenze che attestano un livello ontologico ulteriore, quella del CEFA (Campo Energetico di Forze Autocoscienti), che non emerge dalla materia ma la precede ontologicamente.

 

La convergenza è qui evidente: entrambe le prospettive rifiutano l'idea che il condizionato possa legittimarsi da solo. Per Stella, «il fatto non è ragione a sé stesso»; per l'Illumanesimo, la coscienza del corpo non coincide con quella dello Spirito, e nessuna combinazione di elementi materiali può produrre l'autocoscienza che li osserva.

 

II. L'implicazione verticale: oltre la procedura meccanica

Il cuore della riflessione di Stella risiede nella distinzione tra pensiero riflessivo e procedura meccanica. Il riduzionismo funzionalista, osserva l'autore, ha ridotto le capacità intellettive dell'essere umano «a procedure che si svolgono in conformità a regole, cioè a calcoli, ad algoritmi», eliminando dalla considerazione scientifica proprio ciò che non è riducibile a tali procedure: il pensiero riflessivo e critico, la coscienza stessa. Ma — ed è qui l'argomento decisivo — «come negare la coscienza, se è in virtù di essa che prendono forma tutte le teorie formulate dall'uomo, incluse quelle che pretendono di negare la coscienza stessa?»

 

L'Illumanesimo riconosce in questa formulazione un segno di profonda affinità. Ciò che Stella chiama «pensiero riflessivo che emerge oltre le procedure» corrisponde, nella terminologia illumanista, a quella dimensione dell'essere che non si esaurisce nel funzionamento materiale ma che lo precede, lo orienta e lo trascende. Il CEFA non è un epifenomeno della mente biologica, non è il prodotto emergente di una complessità neuronale: è, al contrario, l'origine che si manifesta nel mondo attraverso livelli di coscienza via via più consapevoli.

​

La verticalità, dunque, non è una metafora: è la struttura ontologica della realtà. Come l'ápeiron di Anassimandro — richiamato da Stella — fonda il determinato senza essere esso stesso determinato, così il CEFA fonda l'esperienza incarnata senza essere riducibile ad essa. Il pensiero pensante precede ogni pensiero oggettivato; l'atto riflessivo precede ogni contenuto riflesso.

 

III. Il programma nasce dal pensante, non dal pensato

Una delle intuizioni più feconde della riflessione di Stella riguarda l'autocontraddittorietà del programma di naturalizzazione della coscienza. Se il soggetto fosse interamente riducibile alla materia cerebrale, «come potrebbero configurarsi, di fronte ad esso, le molteplici presenze che rappresentano i contenuti della sua esperienza?» L'indagine scientifica presuppone un atto di pensiero che la fonda, e non può fondarsi da sola: è la presenza riflessiva del pensatore a renderla possibile.

 

L'Illumanesimo traduce questa consapevolezza in una dottrina articolata: il programma esistenziale — quel progetto di massima che il CEFA elabora prima di ogni incarnazione — non nasce dal pensato ma dal pensante. Non è il cervello che decide quali esperienze di conoscenza fare, quali necessità conoscitive acquisire, quali qualità sviluppare: è lo Spirito che, nella sua dimensione propria, stabilisce le coordinate fondamentali dell'esistenza incarnata. L'Anima, come interfaccia energetica, traduce queste intenzioni in orientamenti comprensibili per la coscienza ordinaria, ma la fonte rimane autonoma rispetto al piano materiale.

 

Questa coincidenza teorica diventa terreno di dialogo privilegiato. Laddove Stella afferma che «la coscienza sa il non valore del determinato» solo perché condizionata dalla condizione incondizionata, l'Illumanesimo riconosce la medesima struttura: il

CEFA conosce il limite della materia proprio perché non è materia, e può orientare l'esistenza incarnata verso significati autentici proprio perché dispone di una prospettiva e delle necessità che trascendono l'orizzonte materiale.

 

IV. Il monismo autentico: non riduzione ma riconoscimento

Stella conclude la sua analisi con un «formidabile approdo»: se il riduzionismo intende affermare un monismo coerente, deve riconoscere che «solo fondandola sull'assoluto, inteso appunto come autonomo ed autosufficiente, può venire concepita una coerente ed autentica visione monistica». Il mónos è tale solo perché «scevro da ogni riferimento ad altro da sé e perché uno con sé stesso».

 

L'Illumanesimo propone precisamente questo: un monismo pluralistico fondato sulla sostanza divina. La Realtà Universale è una, ma si articola in configurazioni diverse — il CEFA, la materia, i principi universali — senza che questa articolazione comprometta l'unità del fondamento. Dio non è la somma delle parti ma l'origine autonoma; l'Universo è un'unità che contiene varie manifestazioni, tutte parte di un'idea metafisica universale infinita.

 

Non si tratta dunque di un dualismo tra spirito e materia, ma del riconoscimento che l'unità autentica può darsi solo a partire da ciò che è veramente autosufficiente. La materia, in quanto determinata, richiede sempre altro da sé per costituirsi; solo il CEFA, in quanto partecipe della sostanza universale, dispone di quella autonomia ontologica che lo rende capace di fondare — e non semplicemente di subire — l'esperienza.

 

V. La firma dell'anima nella materia

In definitiva, ciò che nell'analisi di Stella viene presentato come oltrepassamento del piano orizzontale — la trascendenza del pensiero riflessivo rispetto alla procedura meccanica — nell'Illumanesimo è l'atto stesso del divenire dell'essere umano come espressione di una dimensione metafisica unitaria e più ampia.

 

Il pensiero pensante, che anticipa ogni forma di pensiero oggettivato, rappresenta per l'Illumanesimo la firma dell'anima nella materia: una firma che si riconosce nella capacità di attribuire senso alle esperienze, di promuovere il pensiero oltre l'automatismo, di condurre un programma esistenziale che non deriva dai condizionamenti ma li attraversa e li trascende.

 

L'uomo è testimone di tale verticalità quando agisce in sintonia con la propria parte qualitativa — quando il suo vivere è mosso da un pensiero che lo fonda e lo guida, e non semplicemente da automatismi cognitivi. In questo riconoscimento, le due prospettive si incontrano: Stella dalla via speculativa, l'Illumanesimo dalla via esistenziale, convergono verso la medesima evidenza — che la coscienza non può essere negata senza presupporla, che il fondamento non può essere determinato senza tradirlo, che l'autentica unità dell'essere si dà solo nel riconoscimento della sua dimensione incondizionata.

 

Conclusione: un terreno di dialogo aperto

La convergenza qui delineata non è coincidenza accidentale ma riconoscimento di una verità che si impone a chiunque pensi con rigore la questione del fondamento. L'Illumanesimo, sempre alla ricerca di posizioni coerenti con la propria visione, trova nella critica di Stella al riduzionismo teoretico un interlocutore prezioso: non perché dica le stesse cose con le stesse parole, ma perché giunge, per via autonoma, a conclusioni che rafforzano e articolano l'intuizione illumanista fondamentale.

 

Laddove si parla di pensiero riflessivo che emerge oltre le procedure, laddove si riconosce l'insufficienza del determinato a legittimarsi da solo, laddove si afferma che solo l'assoluto può fondare un monismo autentico — là si diventa, consapevolmente o meno, illumanisti. Non nel senso di un'adesione dottrinale, ma nel senso più profondo di un orientamento dello sguardo: verso quella verticalità dell'essere che costituisce, insieme, la condizione di possibilità di ogni conoscenza e il senso ultimo di ogni esistenza. Là si aderisce al movimento culturale illumanista, a quel salto culturale che non può, e sempre meno potrà, essere ignorato.

 

Parole chiave: Assoluto, Determinato / indeterminato, Fondamento, Verticalità dell'essere, Monismo pluralistico, Unità metafisica.

​

Riferimenti bibliografici interni al corpus illumanista

 

Mucciarini, R. (2025). L'Illumanesimo: Una nuova visione dell'uomo e della Realtà. Amazon KDP. Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9481-7 Link: https://amzn.eu/d/66KBxck

 

Mucciarini, R. (2025). Esperienze: In viaggio verso il nuovo dentro il quadro della vita. Amazon KDP. Versione cartacea ISBN 979-12-210-9483-1 Link: https://amzn.eu/d/3VhtlcZ

 

Mucciarini, R. (2025). La Realtà : come non l’avete mai immaginata. Amazon KDP. Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9485-5 https://amzn.eu/d/3VhtlcZ

 

Mucciarini, R. (2025). Il senso di ogni vita. Amazon KDP. Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9482-4 Link: https://amzn.eu/d/dPAJ5F4

 

Mucciarini, R. (2025). CEFA — Proposta di indagine. Amazon KDP. Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9484-8 Link: https://amzn.eu/d/1dv8hii

 

Mucciarini, R. (2025). Metafisica necessaria. Amazon KDP. Versione cartacea: ISBN 979-12-243-1015-0 Link: https://amzn.eu/d/5EFxiAn

bottom of page