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Roberto Mucciarini


 


 

IL TEOREMA FILOSOFICO

DELL'ILLUMANESIMO


 


 

Confronti e incontri

IL FONDAMENTO INFONDATO

L'inconscio secondo Giovanni Leghissa, la psicoanalisi e la filosofia dell’Illumanesimo


 

Abstract                                                                                                                        (07-01-2026)

Il presente saggio esplora le convergenze teoretiche tra l'approccio fenomenologico-psicoanalitico elaborato da Giovanni Leghissa in “L'inconscio e il trascendentale” (Orthotes 2023) e la filosofia esistenziale dell'Illumanesimo. Entrambi i sistemi di pensiero si confrontano con il paradosso della fondazione del sapere e della soggettività, riconoscendo nell'inconscio — o nelle strutture ad esso equivalenti — il luogo di un'eccedenza che sfugge alla presa della coscienza riflessiva. Mentre la psicoanalisi non riconosce esplicitamente una dimensione spirituale, l'Illumanesimo propone una spiegazione ontologica di ciò che la psicologia del profondo lascia inspiegato, introducendo il concetto di CEFA (Campo Energetico di Forze Autocoscienti) come fondamento non materiale della soggettività qualitativa. L'analisi si concentra sul processo di simbolizzazione come ponte tra esperienza materiale e conoscenza spirituale, individuando nel rapporto tra coscienza, inconscio, anima e CEFA un'architettura stratificata che integra e supera le intuizioni della tradizione fenomenologico-psicoanalitica.


 

Parole chiave: Inconscio, trascendentale, fondazione, CEFA, simbolizzazione, fenomenologia, psicoanalisi, Illumanesimo

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Introduzione

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1. Il problema della fondazione

La questione del fondamento del sapere e della soggettività attraversa l'intera storia della filosofia occidentale, assumendo nel Novecento configurazioni particolarmente complesse con l'emergere della fenomenologia husserliana e della psicoanalisi freudiana. Il libro di Giovanni Leghissa, L'inconscio e il trascendentale, rappresenta un tentativo particolarmente fecondo di far dialogare queste due tradizioni, mostrando come l'inconscio psicoanalitico e il trascendentale fenomenologico condividano una struttura paradossale: entrambi designano ciò che fonda ogni possibile conoscenza, pur rimanendo essi stessi irriducibili a oggetto di conoscenza esaustiva.

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La posizione di Leghissa si inscrive in un "illuminismo materiale" che accoglie la «macchia empirica» ineliminabile da ogni atto di fondazione, mantenendosi tuttavia entro i confini di una concezione materialistica del mondo. Proprio questa scelta metodologica — condivisa dalla tradizione psicoanalitica — lascia aperto uno spazio che l'Illumanesimo si propone di colmare: la struttura paradossale individuata da Leghissa trova infatti un'eco significativa, e per certi versi un completamento ontologico, nella filosofia esistenziale dell'Illumanesimo, elaborata nell'arco di oltre cinquant'anni di ricerca.

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L'Illumanesimo propone un'architettura della soggettività stratificata in cui coscienza, inconscio, anima e CEFA (Campo Energetico di Forze Autocoscienti) costituiscono livelli distinti ma comunicanti di un'unica realtà esistenziale. La psicoanalisi, pur non riconoscendo esplicitamente la dimensione spirituale, coglie nell'inconscio profondo qualcosa che sfugge sistematicamente alla cattura concettuale: è precisamente questo punto di fuga che l'Illumanesimo identifica con il luogo di contatto tra la psiche materiale e il CEFA non materiale.

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Il presente saggio si propone di analizzare le convergenze teoretiche tra questi due approcci, mostrando come l'Illumanesimo possa fornire un quadro ontologico capace di rendere ragione delle intuizioni fenomenologico-psicoanalitiche — anche attraverso le indagini empiriche proposte nel volume CEFA – Ipotesi di indagine (KDP, 2025) — senza ridurle a mera metafisica speculativa né dissolverle in un naturalismo eliminativo.


 

2. Il paradosso della fondazione in Leghissa

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2.1 L'inconscio del trascendentale

Il nucleo teoretico del lavoro di Leghissa risiede nell'individuazione di una struttura comune all'inconscio psicoanalitico e al trascendentale fenomenologico. Come rileva Sara Fontanelli nella sua recensione, l'inconscio in Leghissa non designa qualcosa di recondito o irrazionale, ma propriamente «ciò di cui fa esperienza un analizzante sul lettino: l'emergere di qualcosa di involontario, di inconsapevole, di fortuito e arbitrario, che rende incompleta la sua pretesa di conoscenza integrale di se stesso e del mondo». Analogamente, il trascendentale husserliano — le condizioni di possibilità di ogni conoscenza — non può mai essere pienamente trasparente a sé stesso: resta sempre un «sostrato antepredicativo» che fonda ogni atto conoscitivo pur sfuggendo alla cattura riflessiva.

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Questa convergenza non è casuale ma strutturale. Il soggetto che fonda il sapere — sia esso il soggetto trascendentale husserliano o l'io freudiano — non può mai compiere un gesto di fondazione «puro», completamente svincolato dalla corporeità, dall'affettività, dalle pulsioni, dai condizionamenti empirici. Leghissa mostra come la fenomenologia, pur aspirando a una scienza rigorosa e pura, debba costantemente «sporcarsi le mani» con atti di fondazione che hanno carattere empirico. Eppure questo carattere empirico non compromette quello trascendentale: anzi, lo conferma nel suo rigore, mostrando che ogni fondazione avviene sempre a partire da un luogo non fondato, da una «camera oscura» o «macchia cieca» che accompagna ogni atto conoscitivo.

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2.2 La coincidenza soggetto trascendentale-soggetto empirico

Una delle tesi più audaci di Leghissa è che «il soggetto trascendentale e il soggetto empirico sono lo stesso». Questa affermazione non va intesa come riduzione del trascendentale all'empirico (naturalismo) né come sublimazione dell'empirico nel trascendentale (idealismo), ma come riconoscimento di un'embricazione costitutiva: il soggetto che fonda il sapere è sempre un soggetto in carne e ossa, storicamente situato, affettivamente determinato, eppure nel suo operare ripete strutture universali, condizioni della conoscenza valide per chiunque.

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La psicoanalisi conferma questa struttura: l'analizzante sul lettino è «un chiunque» impegnato nella costituzione di un sapere su di sé, ma al tempo stesso è assolutamente singolare. Nell'empiria dei suoi processi di comprensione sta ripetendo le condizioni della conoscenza in generale, le sta incarnando. È proprio questa embricazione tra particolare e universale, empirico e trascendentale, che permette alla psicoanalisi di essere trasmissibile come sapere: le strutture dell'inconscio, pur manifestandosi sempre in forma singolare, presentano costanti e ripetizioni «filogenetiche» che rendono possibile una scienza psicoanalitica.
 

2.3 L'immateriale che produce effetti

Un paradosso centrale nel ragionamento di Leghissa riguarda lo statuto ontologico dell'inconscio: «qualcosa di immateriale, di realmente inesistente (l'inconscio, il trascendentale) provoca effetti concreti, comporta strascichi più che tangibili nell'esperienza». La psicoanalisi opera con qualcosa che non è ontologicamente localizzabile, eppure è di questo «nulla» che gli analizzanti soffrono, godono, sperano. L'inconscio non può ridursi al sostrato neurale — anche se potrebbe collocarsi nelle reti neurali — perché la sua efficacia supera ogni localizzazione fisica.

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Questa impossibilità di localizzazione non è un difetto della teoria psicoanalitica ma una caratteristica costitutiva del suo oggetto. L'inconscio, come il trascendentale, designa un luogo che è ovunque e in nessun luogo: sta «nel sostrato antepredicativo che è lo stesso della fondazione trascendentale della fenomenologia». È precisamente a questo punto che l'analisi di Leghissa raggiunge un limite: riconosce l'efficacia di qualcosa di non localizzabile, ma non può — nei limiti della psicoanalisi — fornirne una spiegazione ontologica positiva.

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3. L'architettura illumanista della soggettività

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3.1 La stratificazione coscienza-inconscio-anima-CEFA

In questa ipotesi si inserisce l’Illumanesimo attraverso la sua proposta di un'architettura della soggettività che integra e supera le intuizioni fenomenologico-psicoanalitiche. Attraverso i suoi testi fondativi come il libro Esperienze descrive con precisione il percorso che i segnali compiono tra Spirito e corpo: «un evento strettamente ontologico — un segnale che parte dal CEFA — raggiunge l’anima attraverso un processo di traduzione e, da lì, passa ai livelli superiori del sistema mentale (subconscio, inconscio, preconscio), che lo trasmettono ai livelli inferiori, come la zona corticale del cervello». Il processo è bidirezionale: le esperienze corporee compiono il percorso inverso, attraversando gli stessi livelli fino a raggiungere il CEFA come conoscenza.

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In questa architettura, l'inconscio occupa una posizione strategica: è la zona in cui i segnali del CEFA entrano in contatto con la prima parte fisica della struttura umana. Come precisa Metafisica necessaria, «la sede “operativa” è principalmente al di là dell'inconscio profondo». Ciò significa che l'inconscio — quello «profondo» di cui la psicoanalisi coglie solo parzialmente la struttura — rappresenta la soglia tra dimensione materiale e dimensione spirituale. I segnali provenienti dal CEFA, prima di diventare intuizioni, tendenze, necessità coscienti, devono attraversare l'inconscio e le sue barriere: «condizionamenti psicologici, tabù culturali, convenzioni sociali».

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3.2 L'anima come interfaccia di traduzione

Uno degli aspetti più originali dell'ontologia illumanista è la teoria di una struttura di traduzione che funge da ponte e interfaccia tra la parte fisica e quella che, convenzionalmente, viene definita spirituale, ma che nell'accezione illumanista viene proposta come elemento concreto, privo dei carichi semantici tipici delle religioni. Anche il concetto di anima assume un ruolo diverso, essendo considerata la parte-ponte tra questi due livelli. L'anima, o ponte di collegamento, non è il CEFA, né la mente o la psiche umana: è una struttura energetica intermedia che il CEFA — origine di ogni segnale verso la parte inconscia e quindi materiale — costruisce e ricostruisce a ogni nuovo contatto con la materia per permettere la comunicazione tra due livelli radicalmente eterogenei: quello spirituale e quello fisico-biologico.

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Questa funzione di traduzione è necessaria perché CEFA e corpo «parlano linguaggi completamente diversi». Il corpo opera attraverso processi biochimici, elettrici, neurali; il linguaggio umano si è costruito attraverso sedimentazioni culturali e processi materiali. Il CEFA, invece, «opera attraverso significati, valori, principi, intuizioni: un linguaggio qualitativo non riducibile ai processi materiali». Senza l'anima come mediatrice, questi due piani resterebbero muti l'uno all'altro. Questo ponte è il primo approccio con la materia e, come tale, è anche quello a diretto contatto con la parte più profonda dell'inconscio stesso, luogo primario delle simbolizzazioni — sia di origine materiale e culturale, sia di quello stato "antepredicativo" husserliano. La sua funzione è bidirezionale: dal CEFA verso il corpo traduce «i segnali e le necessità del CEFA in spinte, necessità e inclinazioni, cioè impulsi che, attraverso l'inconscio, il subconscio e infine la coscienza, diventano le caratteristiche di fondo dell'individuo». Dal corpo verso il CEFA, la mente traduce le esperienze «in significati, sensi e valori individuali, ossia elementi astratti», che l'anima a sua volta converte in linguaggio spirituale comprensibile al CEFA. Questo secondo processo — la traduzione delle esperienze in conoscenza spirituale — è ciò che l'Illumanesimo chiama «simbolizzazione».

3.3 Il CEFA: fondamento non fondato

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L'Illumanesimo giunge a questa proposta partendo da una posizione filosofica e, come tale, completamente diversa da quella della psicoanalisi. Pertanto, in ambito filosofico illumanista, il CEFA (Campo Energetico di Forze Autocoscienti) rappresenta il fondamento ultimo della soggettività qualitativa. Il neologismo è stato introdotto deliberatamente per evitare le connotazioni religiose stratificate attorno al termine «spirito». Come spiega il volume La Realtà, il CEFA è «realtà energetica concreta, benché non materiale»: non un'astrazione né un'entità mistica, ma una struttura ontologicamente autonoma dotata di libertà, autocoscienza e intelligenza propria.

Cruciale è il fatto che il CEFA stesso rappresenti un «fondamento» in senso analogo a quello individuato da Leghissa per il trascendentale: il CEFA contiene conoscenza, ma questa conoscenza è potenziale e «deve essere attualizzata attraverso l'incontro con la Realtà esterna».

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Questo aspetto maieutico della gnoseologia illumanista risuona con la struttura paradossale individuata da Leghissa: il fondamento della conoscenza (il CEFA) non è mai dato in trasparenza a sé stesso, ma deve sempre riscoprirsi attraverso l'esperienza dell'altro-da-sé (la materia). Come per il trascendentale husserliano, anche il CEFA fonda ogni conoscenza pur non essendo mai completamente accessibile alla riflessione cosciente dell'individuo incarnato.


4. Le convergenze strutturali

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4.1 L'opacità costitutiva del fondamento

La prima e più profonda convergenza riguarda il riconoscimento, in entrambi i sistemi, di un'opacità costitutiva del fondamento. Per Leghissa, «il gesto trascendentale è di natura inconscia» non nel senso che sia ineffabile, «ma nel senso che esso non è trasparente a se stesso, è portatore di una dose non eliminabile di opacità; non è, insomma, un gesto coscienziale». Per l'Illumanesimo, l'uomo incarnato «non ha accesso diretto alla memoria e alla conoscenza complete del proprio CEFA»: i limiti dell'anima come interfaccia sono «caratteristiche intenzionali progettate dal CEFA stesso».

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Questa opacità non è un difetto da superare ma una condizione strutturale dell'esistenza incarnata e la fonte di quella indefinibilità di parte dell’inconscio. L’impossibilità di una conoscenza integrale del proprio fondamento spirituale, in realtà è «perfezione funzionale».

4.2 L'inconscio come soglia ontologica

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La seconda convergenza riguarda il ruolo dell'inconscio come soglia o interfaccia tra dimensioni eterogenee. Per Leghissa, l'inconscio è il «sostrato antepredicativo» che lega ogni atto di fondazione «a ciò che non può essere ricompreso nelle condizioni di possibilità di tale conoscenza». Per l'Illumanesimo, «l'inconscio ha una sua parte terminale protesa verso un diverso livello della Realtà, ed è attraverso questa che avviene il primo contatto del CEFA con la sfera psichica».

In entrambi i casi, l'inconscio designa un luogo di transizione, un confine mobile tra ciò che può essere portato a coscienza e ciò che rimane strutturalmente inaccessibile. Ma mentre la psicoanalisi non può determinare che cosa si trovi «oltre» questa soglia — se non in termini negativi: l'infondato, il precategoriale —, l'Illumanesimo propone una risposta positiva: oltre l'inconscio profondo si trova l'anima, e oltre l'anima il CEFA. L'«eccedenza» che la psicoanalisi coglie senza poter nominare riceve così una determinazione ontologica.

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4.3 La simbolizzazione come ponte tra dimensioni

La terza convergenza riguarda il processo attraverso cui l'esperienza si trasforma in conoscenza. La psicoanalisi riconosce che il lavoro analitico consiste nel portare a parola ciò che era muto, nel dare forma simbolica a contenuti inconsci. L'Illumanesimo concretizza questi elementi e articola questo processo con maggiore precisione: la «simbolizzazione» è «il processo attraverso cui le esperienze materiali vissute dal corpo vengono trasformate in significati astratti e infine in conoscenza spirituale utilizzabile dal CEFA». Il contenitore inconscio preme, e in alcuni aspetti emerge con risvolti ed effetti concreti nel soma dell’individuo.

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Il processo si articola in fasi: l'esperienza concreta vissuta con consapevolezza, valutata, astratta in significato simbolico, tradotta dall'anima in linguaggio spirituale, infine valutata dal CEFA secondo le proprie necessità evolutive. Cruciale è il passaggio dalla materialità dell'azione al significato simbolico: «l'azione concreta (ad esempio: stringere la mano a qualcuno) si trasforma in significato simbolico — segno di accordo, di amicizia, di sottomissione, di rispetto». Questo significato simbolico «è già più vicino al linguaggio dell'inconscio che a quello della materialità pura».

La simbolizzazione non è automatica: «richiede attenzione, volontà, riflessione e profondità esistenziale». Due individui possono vivere la stessa esperienza ma simbolizzarla diversamente. Esperienze vissute meccanicamente, senza coinvolgimento cosciente, «producono scarsa simbolizzazione». Questo aspetto risuona con l'intuizione psicoanalitica secondo cui il lavoro dell'analisi richiede la partecipazione attiva dell'analizzante, la sua disponibilità a interrogare il proprio vissuto.

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Le esigenze del CEFA, sempre ed esclusivamente di ordine conoscitivo di un elemento diverso da sé come la materia, si immergono nell’inconscio, risalgono alla mente attraverso processi simbolici e intuitivi, diventano necessità e tendenze individuali, e influenzano il corpo e le sue scelte.

 

4.4 L'efficacia del non-materiale

La quarta convergenza concerne lo statuto ontologico peculiare dell'inconscio/CEFA: entrambi sono «immateriali» eppure producono effetti tangibili. Leghissa insiste sul fatto che «la psicoanalisi è stata in grado di produrre effetti sul piano epistemico proprio in quanto sapere che si interroga su ciò che non c'è». L'Illumanesimo estende questa intuizione: il CEFA, pur essendo «realtà energetica concreta, benché non materiale», c'è, ed esercita un'influenza reale sulla vita incarnata attraverso i segnali che, passando per l'anima e l'inconscio, raggiungono la coscienza come «intuizioni, tendenze profonde, necessità interiori». Elementi che, potendo entrare in contrasto con le strutture culturali, religiose e ideologiche dell'individuo, possono diventare causa di disagio anche profondo.

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La coscienza — nella visione illumanista — «non è un'illusione: è un dato originario, primario e ineliminabile dell'esperienza umana». Non è stato dimostrato che essa sia un epifenomeno neurale, «come viene affermato troppo spesso senza dimostrazione a supporto». Il CEFA viene proposto non come dogma ma come «ipotesi logico-deduttiva formulata per spiegare come l'essere umano non solo esista, ma sia consapevole di esistere, attribuendo valore, significato, libertà e intenzionalità alla propria esperienza».


 

5. Le differenze costitutive

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5.1 Lo statuto ontologico dell'eccedenza

La differenza fondamentale tra l'approccio fenomenologico-psicoanalitico e quello illumanista riguarda lo statuto ontologico di ciò che sfugge alla coscienza. Per Leghissa, l'inconscio e il trascendentale designano un luogo strutturalmente vuoto, un'assenza che si manifesta solo negativamente attraverso i suoi effetti. La psicoanalisi non può — e forse non vuole, condizionata da un clima culturale tipico del nostro tempo — determinare positivamente che cosa sia l'inconscio al di là delle sue manifestazioni.

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L'Illumanesimo, al contrario, propone una determinazione ontologica positiva: l'eccedenza che la psicoanalisi coglie senza poter nominare è il CEFA, entità non materiale ma concreta, autonoma, dotata di intelligenza e libertà proprie. Questa determinazione non elimina il paradosso — il CEFA resta «fondamento non fondato», irriducibile a oggetto di conoscenza esaustiva per il soggetto incarnato — ma lo inscrive in un'architettura ontologica articolata, capace di rendere ragione delle differenze qualitative tra gli individui.

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5.2 La finalità dell'esistenza

Un'altra differenza significativa concerne la questione del senso. L'approccio fenomenologico-psicoanalitico, pur riconoscendo la struttura paradossale della fondazione, tende — giustamente, dato il ruolo che ricopre nella storia scientifica del nostro tempo — a sospendere la domanda sul fine ultimo dell'esistenza. La psicoanalisi lavora sul sintomo, sulla sofferenza, sul desiderio, ma non può, e forse nemmeno deve, pronunciarsi sulla destinazione ultima del soggetto.

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L'Illumanesimo si assume questo compito e, proprio all'interno di queste convergenze concrete e riconoscibili — anche se non ancora pienamente riconosciute —, propone una visione teleologica: l'incarnazione è «scelta evolutiva» motivata dalla «necessità conoscitiva» del CEFA, il quale «cerca attraverso il corpo e gli strumenti culturali» la conoscenza che può acquisire solo attraverso l'esperienza diretta della materia. Ogni esistenza ha un «programma esistenziale», un progetto di massima che orienta — senza determinare rigidamente — le esperienze dell'individuo. Questa unicità è anche la dimostrazione e la giustificazione di molte evidenze relative alla singolarità di ogni individuo. Il senso della vita non è universalmente stabilito ma «deve essere ricercato dentro sé stessi e attraverso la propria esperienza di vita». L'inconscio è una di queste fonti originarie delle differenze esistenziali.

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6. L'inconscio come luogo del dialogo possibile

Il punto di convergenza più fecondo tra psicoanalisi e Illumanesimo è quindi proprio l'inconscio, inteso come luogo di transizione tra livelli eterogenei. Per la psicoanalisi, l'inconscio è ciò che resiste alla trasparenza coscienziale pur determinando il soggetto nelle sue strutture fondamentali. Per l'Illumanesimo, l'inconscio — specialmente nella sua parte più profonda — è la soglia in cui il CEFA entra in contatto con la materia attraverso la psiche, il punto in cui i segnali provenienti da un soggetto altro dalla materia iniziano il loro percorso verso la coscienza.

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La psicoanalisi, nella sua pratica clinica, lavora proprio su questa soglia: aiuta l'analizzante a riconoscere i segnali che emergono dall'inconscio, a distinguere i bisogni autentici da quelli indotti, a sviluppare autonomia di giudizio rispetto ai condizionamenti culturali. Questo lavoro — che l'Illumanesimo chiamerebbe facilitazione del processo di simbolizzazione — permette ai segnali del CEFA di raggiungere più efficacemente la coscienza, e alle esperienze vissute di trasformarsi più pienamente in conoscenza spirituale.

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L'Illumanesimo suggerisce dunque che il lavoro psicoanalitico abbia una portata più ampia di quanto la psicoanalisi stessa riconosca. Non si tratta solo di alleviare la sofferenza psichica o di integrare contenuti inconsci nella coscienza: si tratta di aiutare il soggetto a riconoscersi in quella comunicazione proveniente da oltre il corpo, a rendere più trasparente l'interfaccia, a permettere all'individuo di imparare a riconoscersi e a decidersi in base a esigenze profonde ma reali, e a vivere più autenticamente il proprio programma esistenziale. La psicoanalisi, senza saperlo, lavorerebbe sulla soglia tra materialità e spiritualità.


 

7. Implicazioni teoretiche e pratiche

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7.1 Per la psicoanalisi

Il confronto con l'Illumanesimo suggerisce alla psicoanalisi di prendere più seriamente l'eccedenza che essa stessa coglie nel suo oggetto. L'inconscio non è solo il rimosso, il represso, il traumatico: è anche — forse soprattutto — il luogo in cui qualcosa di irriducibile alla psiche individuale si manifesta. Questa «ipoteca metafisica» della psicoanalisi, che Leghissa riconosce senza tematizzare, trova nell'Illumanesimo una possibile articolazione ontologica.

Ciò non significa che la psicoanalisi debba accettare l'ontologia illumanista come propria: significa piuttosto che potrebbe trarre beneficio dal dialogo con prospettive che cercano di determinare positivamente ciò che essa lascia indeterminato. La collaborazione interdisciplinare proposta dall'Illumanesimo — tra filosofia, neuroscienze, psicologia e discipline umanistiche — potrebbe includere anche la psicoanalisi, non come ancella ma come interlocutore privilegiato nella comprensione dell'inconscio come soglia ontologica.

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Proprio in questo suo nuovo ruolo, la psicoanalisi dovrebbe — e dovrà — ritagliarsi un ruolo determinante nella formulazione futura di una proposta culturale che proprio l'Illumanesimo prevede e auspica, riguardo al rapporto tra corpo e dimensione ontologica dell'essere umano.

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7.2 Per l'Illumanesimo

L'Illumanesimo può trarre dal confronto con la tradizione fenomenologico-psicoanalitica una maggiore consapevolezza della problematicità di ogni discorso fondativo. L'insistenza di Leghissa sulla «circolarità non viziosa ma produttiva tra trascendentale ed empirico» può aiutare a evitare ogni forma di dogmatismo metafisico. L'ontologia illumanista non vuole presentarsi come verità rivelata ma come ipotesi razionale, aperta alla verifica indiretta e al dialogo critico.

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Inoltre, la pratica psicoanalitica offre all'Illumanesimo un laboratorio per osservare concretamente i processi di simbolizzazione, le resistenze che ostacolano la comunicazione tra profondità e superficie, le modalità attraverso cui i segnali inconsci raggiungono — o non raggiungono — la coscienza. La clinica psicoanalitica potrebbe fornire materiale empirico prezioso per la «proposta di indagine» sui CEFA che l'Illumanesimo avanza attraverso il libro CEFA – Proposta di indagine.


 

8. Conclusione

L'analisi condotta ha mostrato convergenze significative tra l'approccio fenomenologico-psicoanalitico elaborato da Giovanni Leghissa e la filosofia esistenziale dell'Illumanesimo. Entrambi riconoscono la struttura paradossale della fondazione: ogni atto conoscitivo poggia su un fondamento che non può essere pienamente fondato, su un'origine che sfugge alla cattura riflessiva. Entrambi individuano nell'inconscio — o nelle strutture ad esso equivalenti — il luogo di “passaggio” di questa eccedenza costitutiva.

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La differenza fondamentale sta nella determinazione ontologica di questa eccedenza: per la tradizione fenomenologico-psicoanalitica, l'inconscio/trascendentale resta strutturalmente indeterminato; per l'Illumanesimo, esso trova una determinazione positiva nel CEFA, nell'anima, nei principi universali. Questa determinazione non elimina il paradosso ma lo inscrive in un'architettura ontologica capace di rendere ragione delle differenze qualitative tra gli individui e del senso ultimo dell'esistenza.

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Il processo di simbolizzazione, centrale nell'architettura illumanista, trova significative corrispondenze nel lavoro psicoanalitico: entrambi presuppongono un passaggio dall'esperienza grezza al significato simbolico, dalla materia alla forma, dal particolare all'universale. L'inconscio, come soglia tra dimensioni eterogenee, rappresenta il luogo privilegiato in cui psicoanalisi e Illumanesimo possono incontrarsi e dialogare.

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Come suggerisce Leghissa, dalla «possibile alleanza tra filosofia e psicoanalisi potrà scaturire qualche strategia atta ad attutire la volontà di fare uno», a resistere alla fascinazione dell'identità chiusa su sé stessa. L'Illumanesimo estende questa prospettiva: il riconoscimento della propria dimensione spirituale — del CEFA come fondamento non fondato della soggettività — non chiude l'individuo nell'autosufficienza ma lo apre all'incontro con l'altro, con l'ignoto, con il trascendente. In questa apertura, che è al tempo stesso riconoscimento della propria incompletezza e tensione verso il compimento, psicoanalisi e Illumanesimo convergono nel disegnare un'antropologia della soglia, dell'essere-tra, del fondamento infondato.


 

Bibliografia

Fontanelli S., Il paradosso della fondazione tra psicoanalisi e fenomenologia. Note su L'inconscio e il trascendentale di Giovanni Leghissa, recensione.

Leghissa G., L'inconscio e il trascendentale. Saggi tra filosofia e psicoanalisi, Orthotes, Napoli-Salerno 2023.


 

Riferimenti bibliografici interni al corpus illumanista

 

Mucciarini, R. (2025). L'Illumanesimo: Una nuova visione dell'uomo e della Realtà. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9481-7

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Mucciarini, R. (2025). Esperienze: In viaggio verso il nuovo dentro il quadro della vita. Amazon KDP.

Versione cartacea ISBN 979-12-210-9483-1

Link: https://amzn.eu/d/3VhtlcZ

 

Mucciarini, R. (2025). La Realtà : come non l’avete mai immaginata. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9485-5

https://amzn.eu/d/3VhtlcZ

 

Mucciarini, R. (2025). Il senso di ogni vita. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9482-4

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Mucciarini, R. (2025). CEFA — Proposta di indagine. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9484-8

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Mucciarini, R. (2025). Metafisica necessaria. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-243-1015-0

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© 2025 Roberto Mucciarini.

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DOI: 10.5281/Zenodo.18176676


 


 

Il movimento culturale dell'Illumanesimo

è presentato con il documento:

DOI: https://doi.org/10.5281/zenodo.17932027

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