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CONFRONTO TRA L'ILLUMANESIMO

E

LA CONSCIOUSNESS FIELD THEORY (CFT) DI MOCOMBE

 

 

 

Premessa                                                                                                                        (21-12-2025)

Il confronto di questo lavori comprende la fonte primaria: l'articolo di Paul C. Mocombe "The Consciousness Field and the Refutation of Kantian Epistemology" (2025), che presenta sistematicamente la sua teoria Consciousness Field Theory (CFT). Un’analisi delle convergenze e divergenze tra la teoria mocombiana con l'Illumanesimo.

 

Il nodo Kantiano

Kant, con la sua "rivoluzione copernicana", aveva stabilito che l'essere umano non può conoscere la cosa in sé (noumeno), ma solo i fenomeni come appaiono attraverso le forme a priori della sensibilità (spazio e tempo) e le dodici categorie dell'intelletto. Questo limite epistemologico eliminava ogni pretesa di conoscenza metafisica diretta.

 

L'Illumanesimo riconosce questa svolta: l'idealismo trascendentale kantiano introdusse la distinzione tra fenomeno — l'oggetto come appare, strutturato dalle forme a priori della sensibilità e dalle categorie dell'intelletto — e noumeno — la cosa in sé, pensabile ma non conoscibile.

 

Mocombe propone una confutazione diretta di Kant. Secondo la sua epistemologia strutturalista fenomenologica, il mondo noumenale del "vuoto assoluto" è, come quello fenomenico, parte della nostra coscienza e delle caratteristiche strutturali della nostra esperienza.

Mocombe accusa Kant di aver trascurato le 12 forme o categorie del noumeno, che sono a priori — ciò che chiama psychonic a priori — analoghe alle forme sintetiche dell'intelletto, e che rendono la cosa in sé conoscibile.

 

Le 12 categorie psichiche a priori secondo Mocombe sono:

1. Esperienze fuori dal corpo

2. Esperienze di pre-morte

3. Fenomeni psi

4. Telepatia

5. Visione remota

6. Presentimenti

7. Effetti dell'intenzione su sistemi non biologici

8. Effetti dell'intenzione su sistemi biologici

9. Sguardo remoto

10. Reincarnazione

11. Medianità

12. Comunicazioni sul letto di morte

 

Per Mocombe, sia il mondo noumenale che quello fenomenale sono esperibili e conoscibili attraverso le caratteristiche strutturali dell'esperienza: le forme dell'intelletto, della sensibilità e del noumeno della coscienza.

 

L'Illumanesimo non confuta Kant sullo stesso terreno di Mocombe, ma propone un ribaltamento più radicale. La coscienza non è semplicemente un oggetto da spiegare: è la condizione trascendentale della spiegazione stessa. Ogni osservazione, ogni misura, ogni ipotesi nasce da un soggetto che esperisce.

 

In questo senso, l'Illumanesimo non ha bisogno di postulare categorie paranormali per accedere al noumeno: il CEFA stesso, in quanto entità autocosciente costituita di sostanza divina, è la dimensione noumenale incarnata. Per il CEFA, riconoscere sé stesso significa riconoscere Dio — e

questo riconoscimento avviene per via deduttiva, non attraverso esperienze paranormali.

 

Ontologie a confronto

Per Mocombe, il vuoto assoluto è il nome ontologico per la funzione d'onda probabilistica pentadimensionale (il mondo dei noumena) che dà origine ai mondi materiali, ai loro fatti, relazioni di idee, relazioni causali e principi matematici.

 

Il vuoto assoluto è descritto come:

 Intero: contiene tutte le proprietà fenomeniche del multiverso come funzione d'onda probabilistica  Emergente: le proprietà fenomeniche (qualia) delle particelle subatomiche incarnate che sperimentano campi di coscienza locali

 Increato: non ha origine temporale

 Limitato: vincolato dalle prime due caratteristiche

 

Il multiverso e i suoi mondi sono un sottoprodotto materiale del vuoto assoluto, cioè lo spaziotempo non locale, e i campi di coscienza locali.

 

L'Illumanesimo propone una struttura ontologica differente: Dio è l'Assoluto infinito. Non è una funzione d'onda probabilistica, ma l'origine autonoma oltre la Realtà stessa, e come tale sta al di sopra di tutte le parti.

 

Non esiste il vuoto ma la Realtà Universale unica e multiforme, costituita da sostanza divina, contiene tutti gli elementi necessari alla propria esistenza, ed è già completa e infinita — non "emergente" nel tempo come il vuoto assoluto di Mocombe.

 

La differenza fondamentale: per Mocombe il vuoto assoluto emerge progressivamente attraverso l'accumulo di psychions prodotti dall'esperienza; per l'Illumanesimo, la Realtà pre-esiste e il CEFA riscopre progressivamente l'infinito già presente in potenza. L’accumulo di esperienze è lo strumento di accumulo di conoscenza ed evoluzione per ogni singolo CEFA.

 

Psychions vs. CEFA: Due particelle della coscienza

Per Mocombe, la coscienza è una quinta forza emergente della natura, composta da particelle elementari chiamate psychions (psychon una volta incarnato), con proprietà fenomeniche (qualia).

 

I psychions:

 Sono ricevuti dal cervello come risonanza dal vuoto assoluto e dai campi di coscienza locali

 Sono integrati dal campo elettromagnetico del cervello per costituire mente, coscienza pratica e sé

 Dopo la "disaggregazione della materia" (morte), collassano su altre versioni sovrapposte e intrecciate di sé stessi nel multiverso, oppure vengono integrati nel vuoto assoluto

 Una volta assimilati nel vuoto assoluto, costituiscono una forza interconnessa, infinita e non-locale

 

Nell’Illumanesimo, il CEFA (Campo Energetico di Forze Autocoscienti) presenta differenze sostanziali:

 Non è una particella ma un campo unitario autocosciente che integra forze divine differenziate

 Non emerge dall'esperienza ma pre-esiste all'incarnazione come emanazione divina

 È individuale e completo sin dall'origine — non esistono "porzioni" di spirito

 L'autocoscienza è costitutiva, non emergente dall'aggregazione

 Possiede un programma esistenziale elaborato prima dell'incarnazione

La differenza cruciale: i psychions sono prodotti dall'esperienza e costituiscono la coscienza aggregandosi; il CEFA è un'entità autocosciente che sceglie l'incarnazione per fare esperienza.

 

La Posizione di Mocombe sul cervello

Mocombe modifica la teoria ORCH-OR di Penrose-Hameroff e la teoria CEMI di McFadden, sostenendo che la coscienza non è generata dal cervello ma ricevuta da esso. Il campo elettromagnetico del cervello funziona come "colla" che lega i psychions in un ego coerente e individuato. Questo campo è generato dalla "scarica periodica dei neuroni".

 

Per Mocombe il cervello è quindi un'interfaccia di trasduzione: traduce la volizione non-locale dello spirito in attività neuronale locale.

 

L'Illumanesimo propone una struttura più articolata con l'Anima come interfaccia, il corpo come strumento, compreso il cervello, e il CEFA come origine delle qualità di ogni individuo e recettore del valore di ogni esperienza.

 

Il corpo non è "abitato" dal CEFA come un contenitore. La relazione è più sottile: il CEFA opera attraverso il corpo tramite l'interfaccia dell'Anima, influenzando alcune funzioni (intuizioni, scelte profonde, orientamenti esistenziali) senza controllare direttamente tutte le operazioni biologiche e psichiche.

 

L'Anima non è il CEFA stesso, né la mente o la psiche, ma uno strumento di traduzione bidirezionale costruito dal CEFA stesso:

 Dal CEFA verso il corpo: traduce segnali e necessità in spinte, inclinazioni, intuizioni

 Dal corpo verso il CEFA: traduce esperienze vissute in significati astratti attraverso la simbolizzazione

 

Le Tre Forme di Conoscenza di Mocombe

 

Mocombe propone un'epistemologia tripartita:

1. Verità analitiche: conoscenza del mondo fenomenico attraverso le forme dell'intelletto kantiane

2. Verità sintetiche: conoscenza empirica attraverso le forme della sensibilità (spazio e tempo)

3. Verità psichiche a priori: conoscenza del mondo noumenale attraverso le 12 categorie paranormali Questa struttura permette a Mocombe di sostenere che le verità psichiche a priori del mondo noumenale ci vengono rivelate attraverso le 12 percezioni ed esperienze extrasensoriali paranormali e parapsicologiche.

 

L'Illumanesimo propone un approccio diverso:

La coscienza si configura come fenomeno complesso, in parte derivante dal processo evolutivo di specie, in parte comprendente la condizione trascendentale del CEFA. Ogni osservazione, ogni misura, ogni ipotesi nasce da un soggetto che esperisce all'interno di un corpo il quale, grazie al CEFA, esperisce valori e li promuove a livello esperienziale e qualitativo.

 

La coscienza è il risultato di un duplice processo: quello evolutivo materiale e quello della vicinanza al CEFA. La parte materiale conduce a una coscienza di specie che, nell'uomo, viene integrata qualitativamente dal contatto con il CEFA.

 

Ogni individuo porta le proprie "qualità" personali nel contesto sociale, nel quale emergono le derivazioni qualitative: etica, valori, scienza, filosofia, arte — un complesso di elementi che vanno a determinare il progresso umano come movimento culturale complessivo. Ogni contesto sarà il risultato dello specifico percorso storico-culturale.

 

La coscienza è dunque l'origine, non un elemento emergente dalla materia e dai suoi processi.

Il CEFA non conosce la materia attraverso esperienze paranormali, ma attraverso:

 Esperienza diretta della materia (esperienze e conoscenza nella materia)

 Simbolizzazione (trasformazione dell'esperienza in conoscenza)

 Deduzione logica (riconoscimento della materia, del suo principio di materialità e di sé )

 

L’Illumanesimo solleva un punto importante: non dobbiamo precludere discussioni "spirituali". Le proprietà attribuite ai psychions sono indistinguibili da ciò che le tradizioni spirituali descrivono come anima. L'unica differenza è che le tradizioni spirituali postulano personalità dietro lo schermo, mentre la maggior parte degli studiosi moderni no.

 

L'Illumanesimo, a differenza di Mocombe, non ha questa esitazione: propone esplicitamente il CEFA come entità spirituale, pur distinguendosi dalle religioni tradizionali.

 

Il Platonismo di Mocombe

Mocombe esplicitamente riconduce la sua ontologia a Platone: la distinzione tra la funzione d'onda probabilistica del vuoto assoluto e gli spaziotempi locali sovrapposti e intrecciati che produce è l'equivalente scientifico di ciò che Platone cerca di catturare epistemologicamente con la sua teoria delle Forme.

 

I fatti, le relazioni di idee, gli stati di cose e le cose del mondo hanno essenze emergenti che vengono a esistere nel vuoto assoluto come essenze universali (Forme platoniche) dell'esperienza, indipendentemente dalla mente umana.

 

L'Illumanesimo ha una struttura diversa. I principi universali (equilibrio, libertà, giustizia, verità) non sono essenze emergenti dall'esperienza, ma forze reali che strutturano oggettivamente la Realtà, operano in essa come emanazioni della Realtà-Dio.

 

Questi principi:

 Non sono idee o valori soggettivi ma strutture attive dell'Essere

 Operano nel centro del CEFA come "legge vivente"

 Orientano l'essere verso la realizzazione elevata

 Sono la parte manifesta del “divino” all'opera nella molteplicità

 

La differenza:

 per Mocombe le essenze universali emergono dall'esperienza e si accumulano nel vuoto assoluto;

 

 per l'Illumanesimo i principi universali pre-esistono e strutturano la Realtà ab origine.

 

Il Multiverso di Mocombe

Per Mocombe, le proprietà fenomeniche dei psychions di un campo di coscienza, dopo la disaggregazione della materia nel multiverso, o collassano su altre versioni sovrapposte e intrecciate di sé stesse nel multiverso, o vengono integrate nel vuoto assoluto.

 

Il multiverso è prodotto dalla fluttuazione e dal tunneling quantistico del vuoto assoluto. Ogni mondo ha i propri campi di coscienza locali.

 

L'Illumanesimo riconosce l'unicità di una Realtà "concreta" e infinita, nella quale il CEFA si muove all'interno di infiniti livelli corrispondenti alla propria condizione evolutiva. In questo viaggio il CEFA incontra anche la materia, la penetra e la conosce attraverso il corpo. Si tratta di un rapporto paritario, in cui la materia viene elevata a elemento universale e non più considerata una pena da risolvere.

 

Il CEFA si avvicina dunque alla materia attraverso il corpo materiale per fare esperienza della dimensione fisica. Non si tratta di una "caduta" o di una punizione, bensì di una scelta evolutiva: il CEFA sceglie il corpo perché esso è il mezzo dotato degli strumenti utili al fine di questa conoscenza — un cervello sufficientemente sviluppato, sensi sufficientemente sensibili, un biopsichismo capace di consentire tale rapporto e la sua moltiplicazione ai vari livelli evolutivi. Questo contatto gli permette di acquisire conoscenze ottenibili solo attraverso l'esperienza diretta della vita.

Prima di ogni vita, il CEFA elabora un programma esistenziale: un progetto di massima delle esperienze da realizzare. Non si tratta di un destino rigido, bensì di una traccia generale — una traccia che emerge attraverso l'interiorità di ogni individuo, con le sue tendenze, le propensioni particolari, i desideri profondi.

 

La realizzazione di questo "programma" deve fare i conti con una materia che esprime le proprie esigenze di elemento indipendente, e ciò può generare un contrasto con le esigenze del CEFA. Tale contrasto si trasforma a sua volta in esperienza di incontro tra differenze: quella spirituale e quella materiale.

 

Al termine del ciclo completo di conoscenza della materia e del suo principio di materialità, il CEFA si allontana dalla materia, la riconosce come struttura universale all’interno della propria struttura, e prosegue il proprio “viaggio” di conoscenza. L'Anima, elemento intermedio di collegamento utile solo per questo contatto tra spirito e materia, viene definitivamente abbandonata tornando allo stato di elemento energetico universale. Processo che riguarda ogni ente della Realtà universale, compreso il corpo e la sua trasformazione in parte energetica materiale.

 

Conclusione

Il confronto tra la Consciousness Field Theory di Mocombe e l'Illumanesimo rivela una convergenza diagnostica fondamentale: ci troviamo di fronte a una crisi epistemologica e civilizzazionale che richiede risposte radicali.

 

La scienza, pur mantenendo il proprio rigore metodologico, rischia di ridursi a strumento di calcolo, previsione e controllo — un sapere potentissimo che, nel lungo periodo, potrebbe perdere la capacità di operare in autonomia rispetto alla tecnica.

 

La filosofia necessita di una riconsiderazione delle proprie finalità, riconquistando la discussione metafisica come elemento unitario universale e non più come fattore divisivo tra physis e "al di là".

 

Una civiltà che abdica alla domanda di senso, consegnandosi unicamente alla logica della tecnica e del mercato, rinuncia al proprio fondamento.

Mocombe tenta di rispondere restando entro il linguaggio della fisica, postulando psychions e categorie paranormali. L’Illumanesimo ne documenta i limiti e propone esplicitamente una metafisica necessaria — necessaria non come dogma, ma come condizione per pensare ciò che il materialismo non può pensare.

 

Serve il rilancio della Metafisica attraverso una nuova esperienza filosofica. La metafisica che qui si delinea non costituisce il ritorno nostalgico ai sistemi dogmatici del passato, ma l'apertura coraggiosa verso un'indagine integrata. Non si tratta di evadere la realtà, ma di abitarla in modo nuovo, cogliendone la complessità senza rinunciare alla ricerca di un senso ultimo.

 

Un rilancio della metafisica che richiede una nuova esperienza filosofica caratterizzata da:

 

Primo: la ricomposizione della frattura tra indagine empirica e riflessione ontologica. La frammentazione disciplinare contemporanea ha generato una dicotomia sterile: da un lato, una scienza che, per metodo, elude l'interrogativo sul fine ultimo dei fenomeni; dall'altro, una filosofia che oscilla tra la subalternità ai dati empirici e l'ignoranza dei risultati scientifici, abdicando così alla propria funzione metafisica. Tale separazione, tuttavia, è artificiosa. Scienza e filosofia indagano distinti livelli della medesima realtà; mantenerle disgiunte comporta un impoverimento epistemologico per entrambe.

 

Secondo: il riconoscimento che la coscienza non è semplicemente un oggetto da spiegare, ma la condizione, la metafisica necessaria per la spiegazione stessa. Ogni osservazione, ogni misura, ogni ipotesi nasce da un soggetto che esperisce. La coscienza è dunque ciò che rende possibile anche la scienza, non un semplice effetto da essa prodotto. Negare questa realtà soggettiva solo perché non misurabile è un atto ideologico, non scientifico.

 

Terzo: una metodologia che sappia integrare il rigore teoretico della filosofia, la precisione sperimentale delle scienze, l'apertura fenomenologica all'esperienza qualitativa in prima persona, il dialogo interculturale tra tradizioni di pensiero diverse.

L'Imperativo della collaborazione interdisciplinare

Un lavoro interdisciplinare — filosofia, scienze umane, neuroscienze, psicologia, fisica, matematica — può non produrre "prove" nel senso classico, ma fornire definizioni rigorose e connessioni verificabili tra phýsis e metafisica. La distinzione tra coscienza animale e coscienza superiore, tra impulsi biologici e valori etici, tra reazioni cerebrali e giudizi morali è proprio il confine in cui la scienza può incontrare la metafisica senza tradire il metodo, purché ampli lo sguardo oltre ciò che è rigidamente numerabile.

 

Questa collaborazione richiede:

  Sul piano epistemologico: il riconoscimento che esistono realtà qualitative irriducibili alla misura materiale, ma indagabili con metodologie rigorose che combinano osservazione, analisi logica, inferenza probabilistica e comprensione fenomenologica. Il programma di ricerca (CEFA – proposta di indagine) proposto dall'Illumanesimo costituisce esempio di questo approccio: indagini sui pattern neurali associati a stati coscienziali profondi, modelli fisici dell'interazione tra materia e informazione, studi epigenetici che correlino trasformazioni interiori a tracce biologiche, modellizzazione matematica delle dinamiche spirito-materia, mappature antropologiche di ricorrenze simboliche transculturali.

 Sul piano metodologico, una logica robusta che stabilisca i rapporti tra materia, Spirito e Realtà non può fungere soltanto da strumento di valutazione filosofica: grazie alla disponibilità di strumenti tecnologici fino a ieri inimmaginabili — come l'intelligenza artificiale e le sue potenzialità, impensabili solo pochissimi anni fa — essa potrebbe anche acquisire il potenziale per dialogare con la scienza in modo nuovo. L'approccio filosofico-matematico, se sufficientemente solido e coerente, potrebbe sfidare la scienza a prendere in considerazione ipotesi che vanno oltre la semplice osservazione empirica: ipotesi che riguardano direttamente la coscienza e le sue componenti qualitative non riducibili.

 

 Sul piano istituzionale, la validazione delle ipotesi metafisiche richiederà un esame critico da parte della comunità scientifica e filosofica. Sarà compito delle rispettive discipline, in collaborazione e nel rispetto delle proprie competenze, tradurre le intuizioni filosofiche in orientamenti operativi e adattarle alle esigenze dei diversi ambiti di ricerca.

 

L'Indagine Fondamentale: Materia e Stati Qualitativi

Il punto di partenza concreto per questa nuova esperienza filosofica è l'indagine delle differenze tra materia e stati qualitativi. Come sottolinea l'Illumanesimo: il nucleo concettuale che anima questa ricerca è la differenziazione qualitativa propria dell'essere umano. Non ci riferiamo alle differenze esteriori — culturali, linguistiche o corporee — ma a quelle più sottili e pervasive, che plasmano il nostro modo di pensare, sentire e relazionarci.

 

Questa indagine deve rispondere a domande fondamentali:

 Come può un sistema composto esclusivamente di materia generare non soltanto comportamenti intelligenti, ma anche una dimensione interiore?

 Come può sentire, percepire, provare emozioni profonde, essere consapevole di sé, contemplare concetti come l'infinito o la bellezza?

 Perché, e in che modo, da proprietà esclusivamente quantitative può scaturire qualcosa di qualitativamente diverso, come il significato, l'intenzionalità, la creatività?

 

Ritenere che l'emergere, nella coscienza individuale, di dimensioni valoriali e intenzionali sia spiegabile come pura emergenza funzionale derivante da una materia regolata da relazioni causali rigide configura un riduzionismo concettuale, più ideologico che fondato su criteri epistemicamente coerenti. Siamo qui di fronte a uno scarto qualitativo, non a un'estensione quantitativa del processo materiale.

La Posta in Gioco: Una Questione Civilizzazionale

La separazione tra fisica e metafisica, tra scienza e filosofia, non è una questione accademica: è una frattura civilizzazionale. Come avverte Cacciari in Metafisica concreta (2023) ci troviamo di fronte a una scelta drammatica: il contraccolpo riconciliatore o la catastrofe. Senza riconoscimento e relazione tra filosofia e scienza, ne va della civiltà ereditata da Platone, Aristotele, Cartesio, Leibniz, Spinoza, Kant e dei grandi fisici, e della sua evoluzione.

 

Un invito all'azione filosofica

La convergenza tra le scoperte scientifiche di frontiera e le intuizioni metafisiche che attraversano le culture umane da millenni non rappresenta coincidenza casuale. È piuttosto segno che il reale stesso possiede struttura complessa non riducibile a un solo livello di descrizione, che la materia e la coscienza sono aspetti complementari di una realtà unitaria più fondamentale, che l'indagine onesta dei fenomeni conduce necessariamente oltre i confini delle ontologie riduzionistiche.

 

La Metafisica è necessaria, non un elemento da negare o un dottrina da accettare passivamente, ma un’attitudine mentale da coltivare attivamente. La metafisica è il livello che riconosce la legittimità delle domande ultime, che rispetta la complessità del reale senza pretendere di ridurla a schemi semplicistici, che integra il sapere scientifico con la riflessione filosofica e l'esperienza qualitativa della coscienza, che rimane aperta alla meraviglia di fronte all'enigma dell'essere pur cercando di comprenderlo attraverso tutti gli strumenti disponibili.

 

Anche il confronto tra Mocombe e l'Illumanesimo mostra che il "problema difficile della coscienza" (hard problem of consciousness), introdotto dal filosofo David Chalmers, e la scienza della coscienza costituiscono un flusso diviso artificiosamente ma tendente a ricomporsi. A dimostrarlo è proprio la vecchia ortodossia materialista, sempre più sotto pressione.

 

Questo confronto mostra altresì che le alternative proposte — dallo "stiramento" del materialismo fino alla sua rottura — richiedono coraggio intellettuale, rigore metodologico e apertura al dialogo.

L'Illumanesimo, pur disponendo di una propria filosofia e di una precisa concezione universale, aspira a diventare un movimento di pensiero piuttosto che una dottrina fissata una volta per tutte. Un movimento che invita altri pensatori, altre tradizioni, altre discipline a partecipare alla costruzione di una visione più ampia e più profonda della Realtà. Un movimento che promuove il confronto tra le differenze perché sa che illumanisti si può essere in ogni ambito, e che solo attraverso il dialogo genuino possono emergere nuove concezioni esistenziali.

 

La natura intrinseca del pensiero illumanista non risiede nel possesso di verità definitive, ma nella costante riapertura dell'indagine; non nella stasi delle certezze, ma nel dinamismo del dubbio critico che si apre all'agire consapevole e all'incontro con l'alterità. Il confronto diviene dunque il metodo privilegiato: un'occasione di sintesi tra posizioni apparentemente distanti che, a un'analisi più profonda, rivelano obiettivi e schemi mentali condivisi. Si scopre così che molte divergenze sono frutto di sovrastrutture culturali, superabili attraverso il riconoscimento di una comune razionalità.

 

Il futuro è aperto, e questa apertura non costituisce minaccia ma opportunità, perché come dice Nicolás Gómez Dávila: "La metafisica è stata seppellita talmente tante volte che vien fatto di giudicarla immortale." 

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