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Roberto Mucciarini


 


 

IL TEOREMA FILOSOFICO

DELL'ILLUMANESIMO

https://illumanesimo.wixsite.com/illumanesimo

 

Confronti e incontri

 

CONTRIBUTO ILLUMANISTA AL PROBLEMA

TERMINOLOGICO DELLA COSCIENZA

Confronto con l'analisi di Alexander Boldachev

sul "problema terminologico difficile” (2019)

Studia Humana Volume 8:4 (2019), pp. 27 — 33

DOI: 10.2478/sh-2019-0028

 

 

Oltre l'entropia semantica:

il CEFA come proposta ontologico-linguistica

 

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Abstract

 

Il saggio affronta il "problema terminologico difficile" della coscienza, partendo dall'analisi di Alexander Boldachev proposta già nel 2019, secondo cui l'impasse della filosofia della mente contemporanea deriva in larga misura dalla confusione semantica che circonda termini fondamentali come "coscienza", "mente" e "soggettività". A questa diagnosi linguistica si affianca la critica metafisica di autori come Nasr e Sotillos, i quali individuano nella crisi della coscienza il sintomo di un più ampio abbandono della dimensione trascendente dell'esistenza.

 

Il contributo centrale del lavoro consiste nell'introduzione della prospettiva illumanista nel dibattito. L'Illumanesimo, attraverso la proposta del suo teorema filosofico, porta nella discussione il nuovo concetto di CEFA (Campo Energetico di Forze Autocoscienti) come risposta simultanea al deficit terminologico e al vuoto ontologico che affliggono la filosofia della mente. Il CEFA non costituisce una mera variazione lessicale del termine "spirito", ma rappresenta una riformulazione categoriale caratterizzata da neutralità semantica, precisione analitica e fondamento ontologico.

 

Il saggio argomenta che la distinzione illumanista tra "coscienza di specie" e "coscienza qualitativa" offre uno strumento concettuale per superare l'apparente incompatibilità tra soggettività e metodo scientifico. La coscienza qualitativa, intesa come manifestazione del CEFA, non è riducibile a proprietà emergente della complessità neurale, ma richiede un principio costitutivo autonomo, indagabile razionalmente attraverso i suoi effetti.

 

In conclusione, l'Illumanesimo si propone come terza via tra il riduzionismo che nega la coscienza e il tradizionalismo che la sottrae all'indagine razionale, offrendo un paradigma costruttivo per la filosofia della mente del XXI secolo.

 

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Introduzione

 

Il dibattito contemporaneo sulla coscienza si trova in una condizione singolare: mai come oggi le neuroscienze, la filosofia della mente e le scienze cognitive hanno prodotto una tale mole di dati, modelli e teorie; eppure, mai come oggi la questione fondamentale — che cosa sia la coscienza e quale statuto ontologico le competa — appare irrisolta, forse persino più oscura di quanto non fosse agli albori della riflessione moderna.

 

Alexander Boldachev, nel suo saggio The Hard Terminological Problem of Consciousness, individua una delle radici di questa impasse in un problema apparentemente marginale ma in realtà decisivo: la confusione terminologica. Termini come "coscienza", "mente", "intelligenza", "soggettività" vengono impiegati con significati fluttuanti, talvolta sovrapposti, talvolta contraddittori, rendendo impossibile ogni progresso cumulativo della conoscenza. A questa diagnosi linguistica si affiancano le analisi di pensatori come Seyyed Hossein Nasr e Samuel Bendeck Sotillos, i quali leggono la crisi della coscienza come sintomo di un allontanamento più profondo: l'abbandono della dimensione metafisica e spirituale dell'esistenza in favore di un riduzionismo che, nel tentativo di rendere la coscienza scientificamente trattabile, finisce per negarla o dissolverla.

 

Il presente lavoro si propone di inserire in questo dibattito la prospettiva dell'Illumanesimo, il teorema filosofico esistenziale elaborato da Roberto Mucciarini nell'arco di oltre cinquant'anni di ricerca. L'Illumanesimo non si limita a confermare le diagnosi sopra richiamate, ma avanza una proposta costruttiva: il concetto di CEFA (Campo Energetico di Forze Autocoscienti), inteso come strumento terminologico rigoroso e, al tempo stesso, come fondamento ontologico capace di restituire alla coscienza qualitativa il suo statuto di realtà irriducibile.

 

Il confronto che segue articola convergenze e divergenze tra le fonti analizzate e la posizione illumanista, mostrando come quest'ultima offra una via d'uscita dal duplice vicolo cieco rappresentato dal riduzionismo scientista e dal nostalgico ritorno alla Tradizione. L'Illumanesimo propone invece un passo in avanti: non restaurazione del passato, ma elaborazione di un paradigma nuovo, capace di integrare rigore logico-deduttivo e profondità metafisica.

 

 

1. L'impasse terminologica come sintomo di un deficit ontologico

 

L'analisi di Alexander Boldachev sul "problema terminologico difficile" della coscienza illumina una questione che la filosofia della mente contemporanea tende a sottovalutare: l'impossibilità di progredire nella comprensione della coscienza non deriva esclusivamente da limiti empirici o metodologici, ma affonda le radici in una confusione categoriale di natura linguistica. Quando termini come "coscienza", "mente", "intelligenza" vengono impiegati in modo intercambiabile, senza rigore definitorio, ogni tentativo di indagine scientifica risulta compromesso in partenza.

L'Illumanesimo riconosce la pertinenza di questa diagnosi, ma la integra entro un orizzonte più ampio. La confusione terminologica non è causa prima, bensì sintomo di un problema più profondo: l'assenza di un'ontologia adeguata a fondare il discorso sulla coscienza. Il linguaggio filosofico contemporaneo eredita un lessico forgiato in contesti culturali eterogenei — dalla teologia medievale al meccanicismo cartesiano, dall'idealismo tedesco al funzionalismo computazionale — senza aver mai operato quella rifondazione concettuale che una nuova comprensione della coscienza richiederebbe. L'entropia terminologica denunciata da Boldachev è dunque l'effetto superficiale di un vuoto ontologico strutturale.

 

 

2. Il CEFA: una proposta di rigore terminologico e ontologico

 

L'Illumanesimo risponde a questa esigenza introducendo il neologismo CEFA (Campo Energetico di Forze Autocoscienti), il quale non costituisce una semplice variazione lessicale del termine "spirito" o "anima", ma rappresenta una riformulazione categoriale volta a soddisfare simultaneamente tre requisiti fondamentali.

 

In primo luogo, la neutralità semantica: il termine "spirito" porta con sé stratificazioni religiose, teologiche e culturali millenarie che ne compromettono l'uso in contesti razionali e scientifici. Il neologismo CEFA consente di affrontare la questione della soggettività qualitativa senza le connotazioni fideistiche o dogmatiche che hanno storicamente ostacolato il dialogo tra filosofia e scienze naturali.

 

In secondo luogo, la precisione analitica: ciascun elemento del termine è semanticamente determinato. "Campo" designa uno stato di esistenza non materiale ma concreto, una configurazione ordinata dell'energia; "Energetico" indica la natura dinamica e attiva di tale configurazione; "Forze" rimanda ai principi universali (libertà, equilibrio, giustizia, verità) nella loro forma operativa; "Autocoscienti" specifica la proprietà distintiva che emerge dall'unificazione di tali forze — non la mera coscienza funzionale, ma la capacità riflessiva di riconoscersi, di sapere di sapere, di operare intenzionalmente.

 

In terzo luogo, il fondamento ontologico: il CEFA non è un'ipotesi ad hoc introdotta per colmare lacune esplicative, ma un'entità dedotta logicamente dalla necessità di rendere conto della soggettività qualitativa in modo internamente coerente. L'Illumanesimo sostiene che il CEFA sia, in linea di principio, formalizzabile attraverso un'elaborazione filosofica di tipo logico-deduttivo, sviluppata in modo sequenziale e rigoroso.

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3. La distinzione tra coscienza di specie e coscienza qualitativa

 

Una delle maggiori fonti di confusione nel dibattito contemporaneo — come evidenziato anche dalle ricerche citate nell'analisi di Boldachev — risiede nella sovrapposizione indebita tra differenti livelli di coscienza. L'Illumanesimo propone una distinzione operativa tra coscienza di specie e coscienza qualitativa.

 

La coscienza di specie comprende l'insieme delle funzioni cognitive, percettive ed emotive che l'essere umano condivide, nelle loro strutture fondamentali, con altri organismi complessi. Essa è correlata all'attività cerebrale, risponde a leggi biologiche ed evolutive, ed è indagabile attraverso i metodi delle neuroscienze. La coscienza qualitativa, invece, designa quella dimensione dell'esperienza che attribuisce valore, significato, intenzionalità e libertà all'esistenza del soggetto. Tale dimensione non è riducibile a proprietà emergenti dalla complessità neurale, ma richiede un principio costitutivo autonomo: il CEFA.

 

Questa distinzione risponde direttamente all'obiezione secondo cui "soggettività" e "qualitatività" rappresentano ostacoli insormontabili per l'integrazione della coscienza nella concezione scientifica del mondo. L'Illumanesimo riconosce che tali dimensioni non sono osservabili pubblicamente né esperibili da più di un soggetto, ma rifiuta la conclusione che esse siano per ciò stesso prive di realtà ontologica o inaccessibili all'indagine razionale. Ciò che non è direttamente misurabile può essere validato indirettamente, attraverso l'identificazione di effetti ricorrenti che attestino l'operatività di una causa non osservabile — un metodo epistemologico analogo a quello impiegato in fisica teorica, cosmologia e matematica.

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4. Dal paradigma reattivo al paradigma attivo: convergenza metodologica

 

Boldachev suggerisce la necessità di passare da una concezione "reattiva" dell'azione a un "paradigma attivo" per superare il problema difficile della coscienza. L'Illumanesimo converge su questa proposta, articolandola ulteriormente.

 

Il paradigma reattivo concepisce la coscienza come epifenomeno passivo che accompagna i processi neurali senza influenzarli causalmente. In questa prospettiva, la soggettività diventa un'ombra inerte della materia, priva di efficacia ontologica. Il paradigma attivo, al contrario, riconosce alla coscienza un ruolo costitutivo: non mero riflesso di processi sottostanti, ma principio organizzatore capace di generare effetti nel mondo.

 

L'Illumanesimo radicalizza questo passaggio sostenendo che la coscienza qualitativa non è semplicemente "attiva" nel senso funzionale del termine, ma è la condizione metafisica di ogni attività, di ogni osservazione, di ogni misurazione. La coscienza non è un oggetto da spiegare tra gli altri: è l'orizzonte entro cui ogni spiegazione diventa possibile. Ogni ipotesi scientifica, ogni esperimento, ogni teoria presuppone già un soggetto che esperisce, che attribuisce significato, che opera distinzioni. Dimenticare questa priorità trascendentale conduce inevitabilmente a quella confusione fenomenologica in cui la prospettiva soggettiva viene inserita in un mondo descritto oggettivamente che, tuttavia, presuppone già quella stessa soggettività.

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5. Dall'ontologia della sostanza all'ontologia dei processi: una lettura illumanista

 

Le fonti accademiche analizzate propongono la sostituzione dell'ontologia della sostanza con un'ontologia dei processi, per evitare di rendere la coscienza "impotente" o di eliminarla dal discorso scientifico. L'Illumanesimo accoglie questa istanza, ma ne precisa i contorni.

 

Il CEFA non è una "sostanza" nel senso aristotelico-cartesiano del termine — un substrato inerte su cui si innestano proprietà accidentali. È piuttosto un campo dinamico di forze, una configurazione attiva di energia, un processo continuo di autoconsapevolezza e di evoluzione. La sua realtà non è statica ma relazionale, non isolata ma interconnessa con la Realtà universale di cui partecipa.

 

Tuttavia, l'Illumanesimo rifiuta l'esito estremo di certe ontologie processuali, che finiscono per dissolvere la soggettività in un flusso impersonale di eventi. Il CEFA, pur essendo dinamico, conserva un'individualità irriducibile: ciascun CEFA è un'entità distinta, autonoma, dotata di un proprio livello evolutivo, non confondibile né con altri CEFA né con la Realtà indifferenziata. L'individualità non è un'illusione da superare, ma una struttura ontologica fondamentale che rende possibile l'esperienza, la libertà, la responsabilità.

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6. Oltre il ritorno alla Tradizione: una proposta costruttiva

 

Nel confronto con altre le fonti promosso dall’Illumanesimo (Nasr, Sotillos), presentate attraverso saggi pubblicati in precedenza, e le nuove fonti accademiche (Boldachev e altri), emerge una tensione tra due soluzioni opposte alla crisi della coscienza: da un lato, il ritorno alla Tradizione metafisica e alla psicologia perenne; dall'altro, l'adozione di nuovi paradigmi logico-linguistici e ontologici.

 

L'Illumanesimo si colloca in una posizione intermedia, che tuttavia non è un compromesso ma una sintesi superiore. Riconosce il valore delle tradizioni spirituali come tentativi storicamente condizionati di dare forma al desiderio di verità, ma rifiuta l'idea che la soluzione consista in un "ritorno" — giacché ogni ritorno presuppone una staticità del vero che contraddice la natura evolutiva della conoscenza. Al tempo stesso, accoglie l'esigenza di rigore logico e terminologico espressa dalle fonti accademiche, ma la subordina a un fondamento ontologico che le scienze naturali, da sole, non sono in grado di fornire.

 

La proposta illumanista è dunque costruttiva, non restaurativa: non si tratta di recuperare un sapere perduto, ma di ampliarlo attraverso l’elaborazione di un teorema filosofico nuovo, capace di integrare le istanze della ragione moderna con la profondità delle questioni metafisiche. Il CEFA non è il "sacro" di Nasr travestito con un lessico neutro, né un'ipotesi funzionale compatibile con il riduzionismo: è un principio ontologico che chiede di essere verificato indirettamente attraverso i suoi effetti qualitativi, e che offre alla filosofia della mente contemporanea ciò che le manca — un fondamento.

 

 

7. Conclusione: il CEFA come risposta al vicolo cieco terminologico

 

Il saggio di Boldachev diagnostica con precisione il vicolo cieco in cui si trova la filosofia della mente: senza una definizione univoca di "coscienza", ogni progresso teorico è illusorio. Le fonti tradizionali (Nasr, Sotillos) indicano che questo vicolo cieco è sintomo di una crisi più profonda: l'abbandono della dimensione trascendente e metafisica dell'esistenza.

 

L'Illumanesimo conferma entrambe le diagnosi e propone una terapia articolata. Il problema terminologico non si risolve attraverso stipulazioni convenzionali arbitrarie, ma richiede una rifondazione ontologica. Il CEFA risponde a questa esigenza offrendo un termine semanticamente neutro, analiticamente preciso, ontologicamente fondato. Non è una parola nuova per un concetto vecchio, ma un concetto nuovo che esige una parola nuova.

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La coscienza qualitativa, in questa prospettiva, non è né un epifenomeno neurale da eliminare, né un mistero insondabile da venerare: è una realtà energetica autocosciente, indagabile razionalmente attraverso i suoi effetti, integrabile in un sistema filosofico coerente.

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L'Illumanesimo non pretende di risolvere definitivamente il problema difficile della coscienza, ma offre gli strumenti concettuali per affrontarlo senza cadere né nel riduzionismo che lo nega, né nel misticismo che lo sottrae all'indagine. In questo senso, il CEFA non è solo una proposta terminologica, ma l'indicazione di un nuovo paradigma — insieme logico e ontologico — per la filosofia della mente del XXI secolo.

 

 

Parole chiave: coscienza, problema terminologico, CEFA, Illumanesimo, ontologia della coscienza, soggettività qualitativa, filosofia della mente.

 

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Bibliografia

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Fonti primarie analizzate

Boldachev, A. (2019). The Hard Terminological Problem of Consciousness. Studia Humana, 8(4), 27–33. https://doi.org/10.2478/sh-2019-0028

Nasr, S. H. (1968). Man and Nature: The Spiritual Crisis of Modern Man. London: George Allen & Unwin.

Nasr, S. H. (1981). Knowledge and the Sacred (The Gifford Lectures). New York: Crossroad.

Nasr, S. H. (1993). The Need for a Sacred Science. Albany: State University of New York Press.

Nasr, S. H. (1996). Religion and the Order of Nature. Oxford: Oxford University Press.

Sotillos, S. B. (Ed.). (2013). Psychology and the Perennial Philosophy: Studies in Comparative Religion. Bloomington, IN: World Wisdom. ISBN 978-1-936597-20-8

Sotillos, S. B. (2013). The Impasse of Modern Psychology: Behaviorism, Psychoanalysis, Humanistic, and Transpersonal Psychology in the Light of the Perennial Philosophy. In S. B. Sotillos (Ed.), Psychology and the Perennial Philosophy (pp. 60–86). Bloomington, IN: World Wisdom.

Sotillos, S. B. (2021). On the Science of the Soul: A Conversation with Seyyed Hossein Nasr. Journal of Transpersonal Psychology, 53(2), 191–209.

 

 

Riferimenti bibliografici interni al corpus illumanista

 

Mucciarini, R. (2025). L'Illumanesimo: Una nuova visione dell'uomo e della Realtà. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9481-7

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Mucciarini, R. (2025). Esperienze: In viaggio verso il nuovo dentro il quadro della vita. Amazon KDP.

Versione cartacea ISBN 979-12-210-9483-1

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Mucciarini, R. (2025). La Realtà : come non l’avete mai immaginata. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9485-5

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Mucciarini, R. (2025). Il senso di ogni vita. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9482-4

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Mucciarini, R. (2025). CEFA — Proposta di indagine. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9484-8

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© 2025 Roberto Mucciarini.

Questo lavoro è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 4.0

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Sono consentiti riuso, distribuzione e opere derivate, a condizione di

attribuire correttamente l’autore e indicare eventuali modifiche.

DOI: 10.5281/zenodo.18391286


 


 

La proposta culturale dell'Illumanesimo

è presentata con il documento:

DOI: https://doi.org/10.5281/zenodo.17932027

 

 

 

 

 
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