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Roberto Mucciarini


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La proposta culturale

dell'Illumanesimo

Per una terza svolta

Proposta di un nuovo paradigma culturale

oltre l’Umanesimo e l’Illuminismo

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Autore e promotore dell’Illumanesimo:Roberto Mucciarini


 

Il presente documento intende presentare e sostenere l’Illumanesimo come proposta culturale aperta e come movimento di pensiero in divenire.
I principi, le visioni e i riferimenti qui esposti, così come quelli sviluppati nei volumi collegati e dai quali emerge questa proposta, sono da intendersi come contributo al dibattito culturale e filosofico contemporaneo, e non come proposta chiusa né come sistema definitivo. La tutela del presente testo riguarda esclusivamente la forma espressiva, la struttura argomentativa e la paternità dell’elaborazione, e non limita la libera discussione, la rielaborazione critica, l’approfondimento e la diffusione dei contenuti concettuali. Essi non costituiscono vincoli dottrinali né prescrizioni normative, ma strumenti orientativi destinati a evolvere nel tempo attraverso il confronto libero e responsabile.

© 2025 Roberto Mucciarini.
Questo lavoro è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale (CC BY 4.0): https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/
Sono consentiti riuso, distribuzione e opere derivate, a condizione di attribuire correttamente l’autore e indicare eventuali modifiche.

DOI: 10.5281/zenodo.17932027


 

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v.1.0 (2025)

                                                                      Indice


Introduzione   
                                                                         

La proposta dell’Illumanesimo 
                                          

I limiti strutturali dei paradigmi precedenti
 

La mappa delle sfide contemporanee

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L’insufficienza delle risposte attuali

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L’Illumanesimo come terza via

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La necessità storica: perché oggi

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I fondamenti filosofici

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I dieci riferimenti fondativi del manifesto

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La terza via: oltre il materialismo

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La dimensione esistenziale

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La dimensione sociale e comunitaria

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La dimensione politica e il progresso civile

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Le condizioni per il cambiamento culturale

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Obiettivi e prospettive

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Conclusione: invito all’inizio della terza svolta

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Appendice A - Il manifesto dell’Illumanesimo

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Introduzione

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La storia della civiltà occidentale è stata segnata da due rivoluzioni culturali decisive: l'Umanesimo rinascimentale, che ha rivendicato la dignità dell'essere umano e la sua capacità di autodeterminazione, e l'Illuminismo settecentesco, che ha emancipato la ragione critica fondando i diritti universali. Tuttavia, entrambi i paradigmi mostrano oggi limiti strutturali di fronte alle sfide contemporanee: l'Umanesimo, confinato nelle humanae litterae, non dispone di strumenti concettuali per affrontare le questioni poste dalla modernità, dall'intelligenza artificiale e dalla biogenetica; l'Illuminismo, nella sua declinazione riduzionista, ha generato un razionalismo materialistico che esclude le dimensioni qualitative e spirituali dell'esistenza.

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Il presente documento, grazie alla disponibilità di un lavoro di ricerca durato più di 70 anni e dalla personale indagine di rielaborazione, è stato possibile formulare una proposta filosofica complessa, che all’interno del concetto di Illumanesimo come proposta filosofica ed esistenziale spazia da un nuovo teorema sulla Realtà universale, su Dio e sul concetto di metafisica, fino a una nuova proposta del concetto di uomo e del suo ruolo materiale e metafisico (I singoli temi sono sviluppati nei 6 volumi fondativi dell’Illumanesimo). Questo lungo lavoro protrattosi per 50 anni, oltre che a sviluppare il teorema filosofico dell’Illumanesimo e la sua proposta esistenziale, ha portato a poter proporre il complesso di questi approfondimenti come terza svolta culturale: una sintesi che integra l'eredità dei paradigmi precedenti superandone i limiti sempre più evidenti di fronte a una modernità dirompente e una velocità di cambiamenti sociali che appaiono inarrestabili. Fondato su questo lungo lavoro di approfondimenti e di ricerca filosofica, l'Illumanesimo si articola attorno al concetto di cambiamento non come accidente culturale che avviene per puro caso, ma come elemento strutturale intrinseco nella condizione umana. Uno dei pilastri della proposta da sottoporre a discussione in merito a questa proposta per un futuro movimento culturale si concretizza nell'idea di un processo che si svolge per tappe e avanzamenti a volte lenti, a volte veloci, e sta agli uomini deciderne i tempi e sceglierne la direzione, sia a livello individuale che collettivo.

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Questa direzione può essere definita attraverso il lavoro di singoli individui che si presentano come capaci di decidere per il resto dell'umanità, com'è accaduto quasi sempre prima dell'avvento dell'Umanesimo, oppure attraverso un processo più ampio come nell'Illuminismo, e come si può prevedere per l'Illumanesimo in un tempo di forte apertura collettiva e razionale. Il Manifesto illumanista si muove proprio in questa direzione, e lo fa articolando dieci riferimenti fondativi aperti alla discussione: il riconoscimento delle qualità superiori della coscienza; il diritto alla coscienza morale individuale; la centralità dell'individuo rispetto al ruolo sociale; la riscoperta dei valori come fondamento identitario; la famiglia come luogo di crescita esistenziale; l'educazione centrata sulla persona; la responsabilità formativa dei media; l'alleanza tra filosofia e scienza; i valori universali oltre le etichette religiose o laiche; la partecipazione civile attiva. L'Illumanesimo si configura così come terza via tra materialismo scientifico e spiritualismo dogmatico, offrendo un fondamento non fideistico per la ricostruzione del senso in un'epoca segnata dal nichilismo e dalla crisi esistenziale delle nuove generazioni.

LA PROPOSTA DELL’ILLUMANESIMO


 

Premessa storica — le due grandi svolte

 

La storia della civiltà occidentale è stata segnata da due grandi rivoluzioni culturali che hanno trasformato radicalmente la comprensione che l’uomo ha di sé stesso e del proprio posto nel mondo. L’Umanesimo rinascimentale e l’Illuminismo settecentesco rappresentano i momenti in cui l’umanità ha compiuto salti qualitativi nella propria autoconsapevolezza, inaugurando epoche nuove di pensiero e di azione. Oggi, di fronte a sfide senza precedenti, si profila la necessità di una terza svolta culturale di pari portata.

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L’Umanesimo è stato il momento in cui abbiamo riscoperto la dignità umana. Questo movimento, sviluppatosi tra il XIV e il XVI secolo con epicentro nell’Italia rinascimentale, costituì una rivoluzione copernicana dell’autoconsapevolezza umana. Contro la mortificazione medievale del corpo e dell’individuo, gli umanisti affermarono con forza la dignità dell’essere umano, la sua capacità di essere artefice del proprio destino (homo faber fortunae suae), la legittimità delle aspirazioni terrene alla bellezza, alla conoscenza e alla felicità.

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La riscoperta dei classici latini e greci non fu mero esercizio erudito, ma ricerca di un modello di humanitas capace di ispirare una nuova visione dell’esistenza. Come scrisse Giovanni Pico della Mirandola nella sua celebre Oratio de hominis dignitate (1486), l’uomo fu posto al centro del creato come essere libero, dotato del potere di autodeterminarsi e di plasmare il proprio destino. Leonardo da Vinci incarnò l’ideale dell’uomo universale, capace di eccellere in molteplici discipline, dalla pittura alla scienza, dall’ingegneria alla filosofia.

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Le conquiste fondamentali dell’Umanesimo includono: la rivalutazione della dignità umana contro la concezione medievale dell’uomo come creatura irrimediabilmente macchiata dal peccato originale; la riscoperta della classicità non come erudizione ma come modello di vita; l’affermazione dell’uomo come artefice del proprio destino; la nascita della coscienza storica e del metodo filologico; il valore dell’educazione come formazione integrale della persona; la celebrazione della bellezza e dei piaceri terreni come espressioni legittime della natura umana.

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L’Illuminismo, fiorito nel XVIII secolo principalmente in Francia ma con ramificazioni in tutta Europa, rappresentò la seconda grande svolta culturale dell’Occidente. Grazie all’Illuminismo abbiamo iniziato a perseguire l’emancipazione della ragione dallo stato di minorità, del quale Immanuel Kant offrì la definizione più celebre: (L’Illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a sé stesso). Il motto sapere aude — abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza — divenne il grido di battaglia di un’intera generazione di pensatori.

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Le conquiste fondamentali dell’Illuminismo furono molteplici e durature: l’emancipazione dalla tutela delle autorità tradizionali, tanto politiche quanto religiose; la fondazione dei diritti universali dell’uomo, codificati nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino (1789) e nella Dichiarazione d’indipendenza americana (1776); la fiducia nel progresso attraverso la ragione e la scienza; la separazione tra Stato e Chiesa; la nascita della sfera pubblica e del dibattito critico; le basi della scienza moderna e del metodo sperimentale; la diffusione di valori universali come libertà, uguaglianza, tolleranza e pace.

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L’eredità dell’Illuminismo si manifesta ancora oggi nei principi democratici, nei diritti umani e nell’importanza attribuita all’educazione e al progresso scientifico. Come ha osservato lo psicologo Steven Pinker, gli ideali illuministici di ragione, scienza, progresso e Umanesimo hanno fondato il progresso civile e sociale dell’umanità moderna.

I limiti strutturali dei paradigmi precedenti

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Le due grandi svolte culturali che hanno plasmato l’Occidente moderno, pur avendo svolto un ruolo decisivo nei secoli in cui l’umanità aveva bisogno di un riscatto e di un salto culturale significativo, mostrano oggi limiti strutturali di fronte alle sfide contemporanee. Non si tratta di limiti contingenti o storici, superabili con semplici aggiornamenti, ma di insufficienze intrinseche ai loro presupposti.

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L’Umanesimo rischia di restare confinato in un culto delle humanae litterae senza presa sulla complessità scientifica e tecnologica contemporanea. La sua celebrazione della dignità umana, pur fondamentale, non ha prodotto strumenti concettuali adeguati per affrontare le sfide poste dalla biogenetica, dall’intelligenza artificiale e dalla ridefinizione stessa di ciò che significhi essere umani. Se l’uomo al centro dell’universo era una rivoluzione nel XV secolo, oggi la questione diventa: quale uomo? definito come? con quali criteri?

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La crisi dell’Umanesimo è dipesa anche da una sua deficienza interna: non ha saputo difendersi dall’avanzata di una scienza impostata esclusivamente sul piano logico-matematico e fisico, cedendo terreno a una visione dell’uomo come mero prodotto biologico. Il risultato è stato un progressivo svuotamento del concetto stesso di dignità umana, ridotto a formula retorica priva di fondamento ontologico.

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Anche l’Illuminismo, nella sua versione più riduzionista, ha generato un razionalismo materialistico che esclude proprio quelle dimensioni qualitative e spirituali dell’esistenza che l’esperienza umana quotidianamente attesta. La ragione illuministica, trionfante contro la superstizione, è diventata essa stessa ideologia quando ha preteso di esaurire il reale nel misurabile. Come hanno osservato Adorno e Horkheimer nella loro Dialettica dell’Illuminismo: (La terra interamente illuminata splende all’insegna di trionfale sventura).

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Il risultato è una ragione che un tempo veniva considerata fondamento della dignità e dell’umanità e che oggi viene percepita come strumento di disumanizzazione in un mondo dominato da algoritmi e intelligenze artificiali. In un contesto in cui decisioni cruciali vengono delegate a sistemi automatizzati, il rischio è che l’approccio logistico e utilitaristico prevalga su valori come empatia, creatività e unicità dell’esperienza. L’uguaglianza, principio cardine dell’Illuminismo, si scontra con disuguaglianze economiche e sociali sempre più marcate; la libertà, ridotta a puro individualismo esasperato, ha indebolito il senso di comunità e di solidarietà.

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La scienza, da strumento di emancipazione, si è trasformata in tecnologia applicata mossa principalmente dal principio del profitto, rischiando di tradire la propria vocazione originaria. Nel (disincanto del mondo) descritto da Max Weber, tutto diventa misurabile e fine a sé stesso; la vita viene ridotta a oggetto di calcolo, privata di quel margine di mistero che la rende degna di essere vissuta.

La mappa delle sfide contemporanee

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Trovandosi all’interno di questi grandi progressi, ma anche esposta ai loro limiti, l’umanità affronta sfide che investono l’intera condizione umana con un’intensità senza precedenti e senza appoggi stabili.

L’intelligenza artificiale rappresenta uno degli sviluppi tecnologici più significativi e rapidi del nostro tempo, con impatti profondi su economia, società, etica e diritto. L’Unione Europea ha assunto un ruolo pionieristico nell’affrontare queste sfide con l’approvazione dell’AI Act nel 2024, primo tentativo al mondo di regolamentazione organica dell’IA.

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Con l’avanzamento tecnologico, persino la definizione di che cosa costituisca un individuo diventa sempre più ambigua, facendo emergere interrogativi nuovi: le tecnologie emergenti potrebbero agire al posto nostro, decidere per noi, alleviarci dal peso di pensare? Le risposte ancora non ci sono e, per quanto ciò possa sembrare comodo nel breve termine, resta il timore che nel lungo periodo possa produrre un’umanità incapace di autodeterminarsi.

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Sfide come intelligenza artificiale, robotica, genetica e biogenetica sollevano questioni etiche che non possono essere affrontate con i modelli morali oggi vigenti. Come dovremmo trattare le macchine intelligenti in termini di diritti e responsabilità? Quali sono le implicazioni etiche dell’ingegneria genetica? Come possiamo bilanciare benefici e rischi delle nuove tecnologie? Questi interrogativi richiedono una cornice filosofica capace di integrare le conquiste del passato con una visione più ampia e positiva dell’essere umano. Si pensi, per esempio, alla possibilità di impiegare la potenza dell’IA per confermare l’idea — oggi solo teorica — dell’irriducibilità della coscienza umana.

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Queste sfide, dunque, non sono solo tecnologiche o ambientali, ma esistenziali nel senso più profondo: mettono in discussione chi siamo, cosa vogliamo essere, quale senso possiamo attribuire alle nostre vite.

Persino i dati sulla salute mentale tratteggiano uno scenario allarmante, soprattutto per le nuove generazioni. Secondo il Rapporto Censis 2024, l’89,8% dei giovani fra i 18 e i 34 anni è certo di non arrivare alla pensione; il 51,8% soffre di ansia o depressione; il 32,7% di attacchi di panico; il 18,3% presenta disturbi alimentari; uno su tre è già stato in terapia; il 16,8% assume abitualmente sonniferi o psicofarmaci.

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Il 58,1% dei giovani tra i 18 e i 34 anni si sente fragile, il 56,5% si sente solo e il 69,1% ha bisogno di rassicurazione. Questi stati d’animo sono legati all’incertezza e alla paura di non farcela, nonché alle difficoltà nel confronto con i pari. Se ricorrenti, sfociano in frustrazione, ansia, attacchi di panico, depressione o disturbi alimentari.

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Nel 2024, oltre 16 milioni di italiani lamentano disturbi psicologici di media o grave entità, con un incremento del 6% rispetto al 2022. Il 28% della popolazione soffre di disturbi mentali, un valore aumentato di sei punti in due anni. A livello europeo, circa 11,2 milioni di bambini e ragazzi soffrono di disturbi psichici, e il suicidio rappresenta la seconda causa di morte tra i giovani dopo gli incidenti stradali. Questi numeri delineano un’“emergenza silenziosa” che richiede risposte culturali, non solo cliniche.

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Come ha osservato Umberto Galimberti, la sfida è di senso: i giovani «stanno male, piuttosto male», e le ragioni non sono soltanto psicologiche, ma culturali. Il futuro, per loro, non è più una promessa; il presente diventa un assoluto da vivere con intensità tale da seppellire l’angoscia che deriva dalla mancanza di senso che attraversa la società contemporanea.

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Emerge così una crescente disconnessione tra l’uomo e la propria interiorità. Il nichilismo contemporaneo deriva anche dal distacco della mente materiale dalla sua interiorità reale: l’essere cosciente perde sia i riferimenti esterni (tradizioni, religioni, ideologie) sia quelli interiori. Il risultato è un vuoto di significato, un’assenza di prospettive, un’incapacità di costruire senso. Nietzsche definiva il nichilismo come una situazione in cui «i valori supremi si svalutano, in cui manca uno scopo, manca la risposta al: perché?».

Tre scogli sembrano dominare il panorama contemporaneo: il relativismo materialista, radicato nelle società occidentali che valorizzano quasi esclusivamente i beni materiali; il nichilismo crescente, particolarmente evidente nei periodi di crisi sociale; la diffusione di una visione negativa e priva di significato dell’esistenza.

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Una sfida ulteriore è quella ambientale. Il 2025 è stato di nuovo l’anno più caldo mai registrato dall’era preindustriale, superando i record del 2024. Secondo l’Osservatorio Città Clima di Legambiente, in Italia nel 2024 si sono verificati 351 eventi meteorologici estremi, con un aumento del 485% rispetto al 2015, quando ne furono registrati appena 60. Il paese risulta diviso tra troppa e troppo poca acqua, con un incremento dei danni da siccità prolungata (+54,5% rispetto al 2023), da esondazioni fluviali (+24%) e da allagamenti dovuti a precipitazioni intense (+12%).

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L’estate 2025 ha causato perdite per 43 miliardi di euro all’economia europea a causa di ondate di calore, siccità e inondazioni. Come ha evidenziato l’Agenzia Europea per l’Ambiente nel rapporto Europe’s Environment 2025, l’Europa si riscalda a una velocità doppia rispetto alla media globale; il punto di non ritorno è sempre più vicino, con impatti che non riguarderanno solo gli ecosistemi, ma la tenuta dell’intero sistema socioeconomico.

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Sfide globali come il cambiamento climatico richiedono un ripensamento radicale del rapporto tra umanità ed ecosistema. Sarà necessario un modello che riconosca l’umanità come parte integrante dell’ecosistema globale, non come suo dominatore o sfruttatore. La sfida ha una dimensione inevitabilmente esistenziale: mette in discussione il nostro modo di abitare il mondo e il senso stesso del nostro essere qui.

L’insufficienza delle risposte attuali

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La crisi dell’intellettuale odierno mostra come i tradizionali luoghi del pensiero risultino afoni o disimpegnati. L’intellettuale, inteso come coscienza critica della società, è una figura sempre meno incisiva, al limite dell’evanescente. I vecchi riferimenti culturali non vengono più rimessi in discussione con la forza necessaria e i nuovi faticano a emergere. Manca un progetto culturale coerente, capace di guardare al futuro, mentre la tendenza a riproporre modelli ormai inadeguati rischia di diventare l’unica certezza.

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Se il disagio giovanile non ha origine solo psicologica ma anche culturale, come osserva Galimberti, i rimedi elaborati dalla nostra cultura appaiono inefficaci: nella versione religiosa, perché (quel concetto di Dio è davvero morto); in quella illuminista, perché la ragione non sembra più essere il regolatore dei rapporti tra gli uomini, se non nella formula ridotta della (ragione strumentale), capace di garantire il progresso tecnico, ma non di ampliare l’orizzonte di senso.

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A prevalere, nel panorama dominante, è un pensiero unico economicista che riduce ogni questione alla logica del profitto e dell’efficienza. Questa riduzione impoverisce la comprensione dell’umano e impedisce di affrontare le questioni esistenziali che emergono con urgenza nella coscienza di molti.

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Il denaro sembra essere rimasto l’unico generatore di valore simbolico per le nuove generazioni, mentre la politica non rappresenta più un valore di riferimento — con livelli di astensionismo giovanile che, alle ultime elezioni politiche, hanno raggiunto il 42,7% — e la religione vive una profonda crisi di consenso. Ogni istituzione tende a costruire e promuovere un proprio modello esistenziale, contribuendo alla frammentazione della visione complessiva anziché a una lettura unitaria dell’essere umano come realtà in costante evoluzione.

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Un ulteriore aspetto da non sottovalutare è il ritorno dei fondamentalismi. Di fronte al vuoto di senso, si assiste a rigurgiti tradizionalisti e fondamentalisti — classico segnale di chi teme di perdere i propri riferimenti consolidati. Come ha osservato Steven Pinker, tra le forme odierne di (contro-Illuminismo) si trovano il fondamentalismo religioso, l’estremismo ideologico-politico e il postmodernismo. Queste tendenze, opponendosi alla razionalità e alla scienza, rappresentano sintomi della crisi più che soluzioni: tentano di restaurare sistemi che la storia ha già superato.

L’Illumanesimo come terza via

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Di fronte allo scenario contemporaneo, segnato dalla crisi dei paradigmi tradizionali e dall’emergere di sfide inedite, l’Illumanesimo si propone come una terza svolta culturale, capace di raccogliere l’eredità dell’Umanesimo e dell’Illuminismo superandone i limiti strutturali. Il nome stesso — fusione di (Illuminismo) e (Umanesimo) — indica il progetto di sintesi che lo anima: un nuovo Umanesimo fondato sull’autocoscienza e un nuovo Illuminismo centrato sulla qualità dell’essere.

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L’Illumanesimo si configura come il tentativo di superare le grandi dicotomie che hanno segnato il pensiero occidentale: spirito e materia, ragione e fede, scienza e Umanesimo, individuo e comunità, soggettivo e oggettivo. Non si tratta di una mediazione superficiale tra questi poli, ma di una sintesi che li trascende, proponendo un’integrazione fondata sulla complessità irriducibile dell’essere umano e sulla struttura ontologica della realtà.

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Dove l’Umanesimo aveva rivendicato la dignità dell’uomo e l’Illuminismo aveva affermato il primato della ragione critica, il tempo presente richiede di più: non basta pensare l’essere umano come soggetto sociale o biologico, è necessario riconoscerlo come portatore di qualità interiori irriducibili al contesto culturale in cui nasce. L’Illumanesimo intende riportare al centro dell’attenzione la riqualificazione del sé e una nuova presa di coscienza del proprio valore spirituale e del proprio ruolo esistenziale.

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In questa direzione, l’Illumanesimo compie un passo ulteriore: riconosce nell’essere umano una profondità qualitativa che trascende la materia senza negarla e propone un fondamento del senso che non sia né dogmatico né nichilistico, ma razionale e aperto alla verifica.

La necessità storica: perché oggi

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L’Illumanesimo prende forma da un’urgenza che non nasce da un’opinione personale o da una moda intellettuale, ma si manifesta nella coscienza di molti come un’inquietudine di fondo, una tensione interiore che chiede ascolto. È la pressione di un cambiamento già in atto, ma ancora senza nome, che si fa strada tra le crepe delle vecchie visioni del mondo.

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I tradizionali luoghi del pensiero risultano oggi afoni o disimpegnati. L’intellettuale come coscienza critica della società è una figura sempre più evanescente. I riferimenti culturali del passato non vengono più rimessi in discussione con la forza necessaria e i nuovi faticano a emergere. A prevalere, nel panorama dominante, è un pensiero unico economicista che riduce ogni questione alla logica del profitto e dell’efficienza.

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Nuovi segnali emergono da più direzioni: dalla società, sotto forma di disagio crescente e richiesta di nuovi valori e nuove visioni; dall’individuo, che attraverso forme di disagio psichico, nevrosi diffuse e irrequietezze interiori cerca modelli di riferimento più adeguati; dai giovani, che non sono affatto privi di valori, ma portatori di valori nuovi che il sistema non riconosce e non accoglie.

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La società odierna offre anche spazi inediti. L’accesso universale ai mezzi di comunicazione, l’allargamento della partecipazione democratica e l’aumento del livello culturale medio hanno abbattuto molte delle barriere che un tempo separavano i produttori di cultura dalle masse. Per la prima volta nella storia, una vasta porzione dell’umanità ha la possibilità reale di partecipare alla definizione di una nuova visione del mondo.

I fondamenti filosofici

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L’Illumanesimo si fonda su un’architettura ontologica rigorosa, sviluppata attraverso cinquant’anni di ricerca filosofica. Al centro di questa architettura si colloca il concetto di CEFA (Campo energetico di forze autocoscienti), che sostituisce il termine (spirito) per evitare le connotazioni religiose accumulate nei millenni e proporre un linguaggio più adatto al razionalismo moderno.

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Il CEFA: lo spirito individuale autocosciente

Il termine CEFA indica una realtà energetica concreta, benché non materiale: un’entità dotata di autocoscienza, libertà e intelligenza propria. I CEFA non vanno intesi come un principio universale unico che si diversifica entrando in contatto con i corpi umani, ma come una molteplicità di entità individuali, ciascuna distinta, autonoma e dotata di un proprio livello evolutivo. Ogni CEFA è completo sin dall’origine: non esistono (porzioni) di spirito.

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La scomposizione del neologismo ne chiarisce il significato: campo indica lo stato di esistenza, una configurazione ordinata e concreta in cui l’energia divina si organizza; energetico si riferisce alla natura dinamica e attiva delle forze divine; forze designa i principi divini universali — libertà, equilibrio, verità, giustizia — nella loro forma attiva; autocoscienti indica l’emergenza dell’autocoscienza dall’unificazione delle forze divine. Solo nel CEFA le forze diventano autocoscienti, capaci di riconoscersi, di sapere di sapere, di riflettere su se stesse.

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In ogni individuo la coscienza qualitativa — quella che vive, sente, attribuisce senso e valore — non è prodotto dell’attività cerebrale, ma una manifestazione indipendente che si esprime attraverso l’interfaccia biologica. La correlazione osservabile tra coscienza qualitativa e coscienza di specie, da sola, non implica identità: le connessioni tra coscienza di specie e struttura cerebrale non costituiscono un’attività sufficiente a generare uno stato soggettivo, né significano che lo producano ontologicamente. È il concorso della funzione individualizzata e qualitativa del CEFA a consentire il salto ontologico anche alla mente materiale.

Ogni CEFA, prima dell’incarnazione, elabora un programma esistenziale — un insieme di esperienze da vivere, comprensioni da acquisire, relazioni da tessere. L’incarnazione non è punizione né caduta, ma scelta consapevole finalizzata alla conoscenza della materia e al riconoscimento di sé attraverso esperienze dirette.

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La realtà universale e il Dio impersonale

L’Illumanesimo propone una concezione del divino come struttura assoluta impersonale che si manifesta attraverso principi universali — equilibrio, libertà, giustizia — operanti nella realtà come forze attive che si dispiegano proporzionalmente ai singoli contesti. Questi principi non sono imposizioni esterne, ma leggi immanenti che governano sia i mutamenti della realtà sia l’evoluzione di ogni coscienza.

La realtà universale costituisce il campo necessario all’evoluzione dei CEFA. Essa è proposta come un’unicità, una totalità che non annulla la singolarità dei CEFA, la quale esiste proprio per consentire a ciascuno di evolversi attraverso l’esperienza.

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L’anima come interfaccia

L’anima costituisce l’interfaccia energetica che permette la comunicazione bidirezionale tra CEFA e corpo materiale durante l’incarnazione. Non coincide né con il CEFA, né con la mente, né con la psiche. Le sue funzioni sono molteplici: converte gli impulsi spirituali in segnali comprensibili per la coscienza ordinaria, traduce le esperienze sensoriali e psichiche in significati astratti accessibili al CEFA. Ogni CEFA modella la propria anima adattandola alle necessità di ciascuna incarnazione.

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Il processo di simbolizzazione

La simbolizzazione è il processo attraverso cui le esperienze materiali vengono trasformate in conoscenza spirituale. Il processo si articola in fasi: l’esperienza sensoriale viene registrata dalla psiche, elaborata dalla coscienza, caricata di significato emotivo e concettuale, poi tradotta dall’anima in forma simbolica accessibile al CEFA, che infine la integra nella propria struttura. La simbolizzazione non è automatica né garantita: richiede attenzione, volontà, riflessione e profondità esistenziale. Due individui possono vivere la stessa esperienza ma simbolizzarla in modo diverso, estraendone conoscenze differenti in base alla loro capacità di cogliere significati.

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I principi universali

L’Illumanesimo riconosce l’esistenza di principi universali — libertà, equilibrio, giustizia, verità — che non sono costruzioni umane arbitrarie, ma realtà ontologiche, strutture attive dell’essere. Tali principi operano come forze regolatrici: equilibrio come necessità universale, libertà come capacità di autodeterminazione, giustizia come equità assoluta che dà a ciascuno secondo coerenza con l’ordine reale. La giustizia divina non è misericordia che perdona o condanna deviando dalla legge, ma ordine impersonale che opera attraverso principi perfetti.

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Se miliardi di persone, attraverso culture e contesti diversi, riconoscono valori come libertà e giustizia e li applicano fino a renderli elementi concreti, ciò potrebbe costituire una prova indiretta della loro esistenza oggettiva. I valori universali potrebbero essere considerati fenomeni reali che emergono dalla coscienza collettiva dell’umanità, con un’origine che trascende la materia.

I dieci riferimenti fondativi del manifesto

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Il Manifesto di questa proposta culturale illumanista offre dieci riferimenti fondativi, concepiti come nuclei concettuali aperti. Essi non costituiscono vincoli dottrinali né prescrizioni normative, ma strumenti orientativi destinati a evolvere nel tempo attraverso il confronto libero e responsabile di un’umanità in costante avanzamento. La proposta non si presenta come punto di arrivo di una cultura definita, ma come punto di partenza da elaborare e sviluppare in ambito culturale.

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1. Riconoscimento delle qualità superiori presenti nella coscienza umana

Nell'uomo esistono qualità interiori superiori — etiche, spirituali, intuitive — che trascendono la sua natura biologica e sociale. La consapevolezza del proprio essere coscienti costituisce il punto di partenza irriducibile di ogni riflessione. Questo riconoscimento deve divenire riferimento attivo della cultura contemporanea.

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2. Diritto inalienabile alla coscienza morale individuale

Ogni individuo possiede il diritto originario di decidere e vivere la propria morale privata in libertà, nel rispetto di pari diritti negli altri. La coscienza morale individuale costituisce la bussola esistenziale primaria, che nessuna autorità esterna può legittimamente sostituire.

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3. Centralità dell'individuo rispetto al ruolo di soggetto sociale

La persona deve essere riconosciuta prima come individuo unico e irripetibile, poi come parte di una collettività. L'individuo è protagonista della propria evoluzione; la dimensione comunitaria, pur necessaria, è ontologicamente secondaria rispetto alla natura interiore e spirituale del soggetto.

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4. Riscoperta dei valori morali ed etici come fondamento dell'identità

L'Illumanesimo propone una rigenerazione dei valori — non imposti dall'esterno, ma riscoperti attraverso l'esperienza e condivisi attraverso il dialogo — per ricostruire l'identità dell'uomo moderno su basi autentiche.

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5. Riconoscimento della famiglia come luogo di parità e crescita esistenziale

La famiglia deve divenire il primo luogo di convivenza nel riconoscimento della diversità e della dignità di ogni individuo, spazio privilegiato per lo sviluppo delle qualità interiori e per l'apprendimento della reciprocità.

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6. Educazione centrata sulla crescita dell'individuo prima che del cittadino

Il processo educativo deve anteporre la formazione della persona alla sua funzione sociale, favorendo l’emersione delle tendenze e degli interessi individuali, sviluppando autonomia, pensiero critico e rispetto delle diversità.

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7. Riconoscimento del potere formativo dei mezzi di comunicazione

I media devono riconoscere il proprio ruolo formativo implicito e assumere una responsabilità etica verso la coscienza collettiva, contribuendo a diffondere valori universali piuttosto che alimentare divisioni e superficialità.

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8. Alleanza tra filosofia e scienza per un nuovo paradigma esistenziale

È tempo che filosofia e scienza si ritrovino in cooperazione per un nuovo paradigma esistenziale. L’Illumanesimo riconosce alla scienza il ruolo più efficace nell’analisi dei fenomeni materiali, ma invita a riconoscere un limite strutturale: il metodo scientifico, per sua natura, non è applicabile alla coscienza vissuta in quanto tale. Non si tratta di opporre filosofia e scienza, ma di compenetrarle nella ricerca.

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9. Valori universali al di là delle etichette religiose o laiche

I valori fondamentali — libertà, vita, giustizia, pace, solidarietà — sono realtà universali che devono essere liberate da ogni dogmatismo. L’Illumanesimo propone un’apertura a una dimensione trascendente accessibile attraverso la ragione, non tramite la fede cieca o l’adesione acritica a tradizioni.

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10. Rinnovata partecipazione civile e discussione attiva sui valori

L’Illumanesimo vuole rilanciare il pensiero critico e la responsabilità sociale, promuovendo una partecipazione attiva alla vita civile fondata sulla consapevolezza esistenziale e sull’impegno per il bene comune.

La terza via: oltre il materialismo

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L’Illumanesimo si propone come terza via che supera la tradizionale dicotomia tra materialismo scientifico e spiritualismo religioso. Non si tratta di contrapporre l’approccio scientifico a quello spirituale, ma di integrarli in una visione più completa e armoniosa della realtà.

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Il campo della ricerca scientifica ha contribuito enormemente alla comprensione dei fenomeni fisici, ma si rivela strutturalmente incapace di dar conto dell’esperienza qualitativa della coscienza. Nella concezione illumanista la materia, da sola, non genera valori; esistono differenze qualitative tra individui che sono irriducibili a variabili genetiche o ambientali. D’altra parte, lo spiritualismo tradizionale, pur riconoscendo la dimensione interiore dell’uomo, l’ha spesso vincolata a dogmi e rivelazioni che richiedono un atto di fede non verificabile.

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L’Illumanesimo propone una posizione diversa: il CEFA non è un’ipotesi mistica, ma un’ipotesi ontologica sottoponibile a verifica indiretta. Nel volume CEFA — Proposta di indagine viene delineato un programma di ricerca multidisciplinare per identificare tendenze individuali profonde — inclinazioni valoriali persistenti, necessità conoscitive irriducibili, orientamenti esistenziali che resistono alla determinazione genetica e culturale — che potrebbero costituire evidenza indiretta dell’esistenza di un portatore di esigenze conoscitive oltre la materia.

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Il ribaltamento ontologico

L’Illumanesimo opera un ribaltamento prospettico fondamentale. La visione tradizionale considera la materia come (al di qua) e lo spirito come (aldilà) da raggiungere. La prospettiva illumanista inverte questa gerarchia: lo spirito costituisce il vero (al di qua) ontologico — permanente, stabile, continuo — mentre la materia rappresenta l’(aldilà) teorico — mutevole, transitorio, campo di esperienza temporanea.

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Questa inversione ha conseguenze decisive: la vita materiale non è un luogo da cui evadere né una prigione da cui liberarsi, ma una dimensione altra che lo spirito attraversa attivamente per acquisire conoscenze ottenibili solo attraverso l’esperienza diretta della materialità, della limitazione, della temporalità. Ogni incarnazione è un’immersione temporanea finalizzata ad arricchire la conoscenza spirituale.

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Il livello metafisico diventa il punto di incontro tra stati diversi di una realtà unica, percorribile non attraverso salti o confini da superare, ma composta da ambiti in costante mutamento da conoscere. Le verità filosofiche e le scoperte scientifiche diventano punti di conoscenza corrispondenti ai diversi livelli evolutivi di individui e comunità.

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Un fondamento non dogmatico per la ricostruzione del senso

Il nichilismo contemporaneo segna l’esaurimento di fondamenti eteronomi e dogmatici. Ma questa crisi apre anche una possibilità: fondare un senso nuovo, autonomo, razionale, responsabile — non rivelato, ma dedotto dalla struttura dell’essere cosciente. L’Illumanesimo offre questa possibilità senza ricadere nel fideismo, proponendo un teorema esistenziale aperto alla verifica e alla discussione, da trasformare in una nuova cultura. Un nuovo passo nel percorso di conoscenza di una realtà unica, ma sempre diversa e diversamente interpretata.

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Il senso, nell’Illumanesimo, non è preconfezionato o imposto dall’esterno — sarebbe fideismo; non è neppure arbitrario o inesistente — sarebbe nichilismo. Il senso è la conoscenza che lo spirito acquisisce attraverso l’esperienza della realtà materiale. La vita diventa il luogo privilegiato in cui lo spirito, attraverso il corpo e l’anima come interfaccia, trasforma ciò che vive in contenuto conoscitivo che ne modifica permanentemente la struttura evolutiva.

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Processi e modalità del cambiamento culturale

La cultura — individuale e collettiva — si forma attraverso lunghi processi di sedimentazione e si realizza quando la spinta delle necessità interiori diventa più forte delle resistenze dell’abitudine. È attraverso l’esempio, più che attraverso lo scontro, che il nuovo può emergere.

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Nelle pieghe della vita si insinua un germe silenzioso: l’insoddisfazione. È il disagio esistenziale che inizia a corrodere la staticità del pensiero. I giovani — da sempre i primi a dare voce alle nuove esigenze — attraverso ciò che viene spesso chiamato nichilismo giovanile iniziano a trasformare tali tensioni in nuove proposte e nuovi valori. Anche se molto lentamente, a causa della mancanza di una cornice culturale in cui esprimerli, essi si presentano comunque come ribelli sociali.

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All’interno di questo processo l’Illumanesimo nasce per offrire un linguaggio, una visione e un punto d’appoggio a coloro che, in modo più significativo, stanno vivendo il cambiamento.

La dimensione esistenziale

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L’Illumanesimo non si sottrae alla definizione di una filosofia né alla proposta del suo riflesso naturale di tipo esistenziale. Vivere secondo l’Illumanesimo assume un nuovo senso, ma non significa aderire a un codice morale predefinito o praticare rituali specifici. Significa piuttosto sviluppare alcune consapevolezze fondamentali che orientano l’esistenza senza irrigidirla in formule prestabilite.

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Le consapevolezze fondamentali

La prima consapevolezza riguarda la propria natura spirituale: riconoscere che nell’essere umano opera una dimensione qualitativa irriducibile ai processi biologici e psicologici. Non si tratta di una concezione nuova, ma nell’Illumanesimo essa viene inserita in un quadro concettuale rinnovato, in cui il concetto di spirito — nella nuova definizione di CEFA — assume un ruolo più definito e un’aderenza maggiore a una mentalità moderna e razionale. La seconda consapevolezza concerne l’attenzione critica ai condizionamenti culturali: distinguere tra bisogni autentici e bisogni indotti, tra valori scoperti e valori imposti. La terza implica la disponibilità a vivere esperienze autentiche, anche quando sono difficili, riconoscendo il valore conoscitivo della vita in ogni sua manifestazione.

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A queste si aggiungono il riconoscimento della dignità spirituale degli altri — ogni essere umano è portatore dello stesso statuto ontologico — e la responsabilità individuale nelle scelte esistenziali fondamentali. Significa anche accettare che la vita umana non offre risposte definitive e che il percorso evolutivo è per definizione infinito.

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La ricerca del senso come compito personale

Il vero senso della vita è sempre unico e personale: non è scritto in alcun libro, nemmeno nei testi illumanisti, ma deve essere ricercato dentro sé stessi e attraverso la propria esperienza. Emerge dall’intersezione di molteplici fattori: l’analisi della spinta interiore, la comprensione delle necessità e delle scelte esistenziali, il rapporto con il mondo materiale.

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Gli strumenti essenziali per questa ricerca sono l’introspezione profonda, il confronto onesto con sé stessi e l’apertura alle esperienze autentiche. La valutazione di una vita non dipende dal modo in cui gli obiettivi sono stati raggiunti, ma da come sono stati vissuti e dall’effetto che il vivere ha avuto sul CEFA.

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Un linguaggio per il cambiamento già in atto

Nelle pieghe della vita, dove si insinua il germe dell’insoddisfazione esistenziale, l’Illumanesimo interviene per offrire un linguaggio, una visione e un punto d’appoggio a coloro che, in modo più o meno consapevole, stanno già vivendo un cambiamento interiore senza avere ancora le parole per esprimerlo. Come ha osservato Umberto Galimberti, esistono giovani che tentano di uscire dalla rassegnazione attraverso un (nichilismo attivo) che trasforma la crisi in opportunità di ridisegnare i rapporti umani.

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L’Illumanesimo può fornire strumenti culturali di protezione: una cornice di senso che aiuti l’individuo a orientarsi senza smarrirsi in un mondo dominato da tecnologie che spesso non tengono conto dei limiti e delle necessità psicologiche umane.

La dimensione sociale e comunitaria

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Una comunità autentica non è un semplice insieme di individui che condividono interessi materiali, culturali o di fede, ma una rete di spiriti incarnati che si riconoscono reciprocamente e collaborano per creare condizioni favorevoli all’evoluzione di ciascuno. In questa prospettiva, la dimensione sociale dell’esistenza non è separata da quella spirituale, ma ne costituisce l’espressione collettiva.

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Dai valori condivisi all’unione reale

A livello collettivo, culture, religioni e ideologie creano identità che possono entrare in conflitto tra loro, trasformando differenze che potrebbero rimanere individuali in barriere sociali e politiche. In questo scenario i valori universali cessano di essere riferimenti ideali astratti e diventano punti di unione concreti. Principi come libertà, giustizia e solidarietà sono riconosciuti universalmente: anche se le interpretazioni possono variare, il loro riconoscimento come ideali è comune a tutte le culture.

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L’Illumanesimo suggerisce di trasformare questi valori in elementi di unione reale, non solo simbolica. Unione reale significa andare oltre dichiarazioni e slogan, estirpare aspirazioni di supremazia e tradurre tali valori in azioni concrete, politiche e strutture sociali che promuovano inclusione e cooperazione. Non si tratta di distruggere o riformare radicalmente le culture, ma di estendere l’applicazione dei valori comuni, rendendoli base per costruire dialoghi, relazioni, norme e percorsi di formazione interculturale.

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L’educazione come chiave del cambiamento

La trasformazione dei modelli formativi rappresenta una sfida centrale. Fino a oggi l’educazione è stata concepita prevalentemente come strumento per indirizzare le generazioni verso interessi e convinzioni predefiniti, privilegiando la funzione sociale rispetto alla crescita individuale. L’Illumanesimo propone una concezione differente: un’educazione che integri crescita personale, sviluppo delle capacità critiche e volontà di realizzare i propri obiettivi.

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L’educazione autentica dovrebbe facilitare lo smantellamento dei condizionamenti arbitrari, aiutare a riconoscere il proprio programma esistenziale attraverso l’emersione delle tendenze e degli interessi individuali e portare alla consapevolezza della reciprocità come dovere che va oltre il rispetto sociale per divenire rispetto universale. Solo attraverso un impegno collettivo e una revisione dei paradigmi educativi sarà possibile gettare le fondamenta di una società capace di valorizzare il potenziale unico di ogni individuo. Questi principi emergono già nei modelli formativi più moderni, ma manca ancora un quadro esistenziale in grado di sostenerli e promuoverli su larga scala non solo come metodo, ma come valore.

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Il dialogo tra verità diverse

In un mondo attraversato da molte filosofie, credenze e dottrine, è fondamentale affrontare il tema delle verità in modo ampio, valorizzando le opinioni individuali sul senso della vita e sulla ricerca spirituale. L’Illumanesimo mira a promuovere una nuova spiritualità fondata su principi universali e sul rispetto reciproco tra culture diverse. Le tradizioni religiose e filosofiche sono tentativi legittimi di dare forma al desiderio di verità, anche quando rimangono espressioni parziali e storicamente condizionate: meritano rispetto e devono acquisire consapevolezza di essere tappe nel cammino dello spirito.

La dimensione politica e il progresso civile

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L’Illumanesimo riconosce che l’introduzione di un principio etico di origine spirituale ha imposto all’uomo una revisione del concetto biologico di convivenza. Elementi derivanti dalla coscienza spirituale determinano una coscienza morale che si manifesta anche politicamente. Questa dimensione si distingue radicalmente dalle forme etiche di provenienza esclusivamente sociale, religiosa o economica.

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Per una politica del riconoscimento

La dimensione politica si trova divisa tra due poli: la morale individuale di radice spirituale e l’etica comunitaria che emerge dalle dinamiche materiali. Questa divisione è una tensione da riconoscere, non una contraddizione da risolvere sopprimendo uno dei due termini. Se il diritto reciproco di ogni individuo a seguire il proprio percorso esistenziale viene riconosciuto con chiarezza, tale riconoscimento si trasferisce automaticamente anche a livello sociale, riducendo la necessità di controllo esterno.

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L’essere umano ha bisogno di imparare a convivere. In passato questo apprendimento era affidato principalmente ai tabù e alle interdizioni religiose e culturali. Venuti meno questi strumenti tradizionali, è necessario sviluppare un nuovo tipo di rapporto che non si fondi solo sulla repressione, poiché essa non sarà mai in grado di contrastare efficacemente le esigenze dello spirito.

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La politica del futuro

Tradizionalmente l’azione politica si è concentrata sulla formazione di individui funzionali al sistema civile, privilegiando le relazioni pubbliche e l’organizzazione sociale, ma trascurando le esigenze individuali più profonde e la dimensione spirituale dell’esistenza. Per contribuire concretamente al progresso umano, la politica dovrà evolvere verso un’etica rinnovata, più aderente al processo democratico e capace di riconoscere e valorizzare appieno la dimensione individuale.

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La politica del futuro dovrà operare su più livelli:

  • a livello istituzionale, con la creazione di strutture mirate a favorire lo sviluppo integrale della persona;

  • a livello legislativo, con norme che tutelino non solo i diritti materiali, ma anche quelli esistenziali;

  • a livello educativo, con programmi che sviluppino competenze civiche e consapevolezza interiore;

  • a livello sociale, favorendo luoghi e opportunità per esprimere la dimensione interiore di ogni individuo.

 

Un nuovo progetto per le sfide contemporanee

Alla luce delle criticità attuali emerge la necessità di un nuovo progetto intellettuale e culturale che recuperi i principi dell’Umanesimo e dell’Illuminismo adattandoli alle sfide della società odierna.

 

Tale progetto comprende:

  • il superamento della dicotomia scienza/Umanesimo, promuovendo una razionalità che tenga conto delle emozioni, dell’etica e della complessità delle relazioni;

  • un’uguaglianza sostanziale che garantisca un accesso equo alle risorse e alla conoscenza;

  • una libertà solidale che coniughi libertà individuale e responsabilità collettiva verso il bene comune e la sostenibilità.

 

Il cambiamento sociale non può essere imposto dall’alto, ma deve emergere organicamente dal tessuto di una società civile partecipe. In ogni epoca di crisi emergono individui dotati di una visione trasformativa; il loro successo dipende dalla capacità di risvegliare una consapevolezza latente, superando le barriere ideologiche che ostacolano il cambiamento. In questa prospettiva la politica diventa l’arte di cogliere i segnali di trasformazione che emergono dalla società.

Le condizioni per il cambiamento culturale

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Il tempo del cambiamento

La cultura si forma attraverso lunghi processi di sedimentazione. I cambiamenti collettivi si concretizzano quando la spinta delle necessità interiori diventa più forte delle resistenze dell’abitudine. È attraverso l’esempio, più che attraverso lo scontro, che il nuovo può emergere. Nessuno vedrà i frutti del percorso che deve iniziare oggi.

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L’Illumanesimo non propone una rivoluzione immediata, ma l’avvio di un dibattito costruttivo orientato al futuro: una riflessione che inizi oggi e si sviluppi progressivamente nel modo più naturale possibile. Lo scopo della progressività è anche quello di minimizzare i rischi che ogni cambiamento comporta.

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Accompagnare il progresso

Il progresso e il cambiamento devono essere accompagnati da una gestione collettiva che si prenda cura della crescita di tutti. Ogni avanzamento nella conoscenza deve essere sostenuto da una formazione collettiva, anche di tipo esistenziale. Durante la fase di transizione è essenziale fornire supporto a coloro che potrebbero sentirsi smarriti. A nessuno può essere imposto il cambiamento, perché potrebbe risultare traumatico; per trasformarlo in opportunità di crescita è necessario evitare la ripetizione degli errori storici.

In passato anche le più significative scoperte culturali e le più sofisticate elaborazioni filosofiche spesso non sono riuscite a tradursi in cambiamento individuale. Per secoli intere comunità sono rimaste cristallizzate in uno stato di immobilismo, incapaci di evolversi a causa della disconnessione tra nuove teorie, educazione ricevuta e vita quotidiana. L’unica via percorribile richiede che ogni avanzamento nella conoscenza sia accompagnato da una formazione collettiva solida e accessibile.

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Una cultura dal basso

Per la prima volta nella storia esiste una concreta possibilità di elaborare una cultura dal basso — non imposta, ma condivisa. L’accesso universale ai mezzi di comunicazione, l’allargamento della partecipazione democratica e l’aumento del livello culturale medio hanno abbattuto molte delle barriere che un tempo separavano i produttori di cultura dalle masse. Non tutto in questo processo è positivo — e questo è inevitabile — perché anche la ricerca di un equilibrio tra vecchio e nuovo necessita di tempo.

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L’Illumanesimo aspira a diventare un movimento di pensiero, non una dottrina fissata una volta per tutte. Oggi è una proposta che invita altri pensatori, altre tradizioni e altre discipline a partecipare alla costruzione di una visione più ampia e più profonda della realtà. Domani un movimento che promuove il confronto perché sa che illumanisti si può essere in ogni ambito, e che solo attraverso il dialogo genuino possono emergere nuove concezioni esistenziali.

Obiettivi e prospettive

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L’Illumanesimo, oggi nella sua fase fondativa, non si presenta come un sistema fondato su dogmi, ma intende offrire un quadro complessivo entro il quale raccogliere idee, intuizioni, esperienze ed esigenze profonde. I dieci riferimenti fondativi non sono un punto di arrivo, ma un punto di partenza — una soglia dalla quale spiccare il volo verso il possibile.

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Obiettivi a breve termine

Nel breve periodo l’Illumanesimo si propone di: fornire riferimenti filosofici a un linguaggio di cambiamento già in atto; indicare un cammino praticabile per chi cerca una cornice di senso non dogmatica; stimolare la nascita di nuove idee e nuovi valori all’interno di una comunità culturale aperta; proporre strumenti culturali ed educativi che agiscano come protezione per l’essere umano in un mondo dominato da tecnologie che spesso non tengono conto delle necessità psicologiche.

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Obiettivi a lungo termine

L’obiettivo a lungo termine è porre le basi per una nuova cultura del senso, che le generazioni future potranno raccogliere, sviluppare e rinnovare. La sfida è trasformare la molteplicità dei segnali in visione comune, la frammentazione in convergenza, il caos in senso. L’Illumanesimo non pretende di avere tutte le risposte, ma offre una cornice per formulare le domande giuste.

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Come recita uno dei suoi principi fondamentali: “È nella natura stessa del pensiero illumanista non esaurirsi nelle risposte, ma perpetuarsi nelle domande; non cristallizzarsi nelle certezze, ma rinnovarsi nel dubbio; non chiudersi nell’autosufficienza, ma aprirsi all’agire consapevole, all’incontro con l’altro e con l’ignoto”.

Conclusione: invito all’inizio della terza svolta

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L’Illumanesimo, proponendosi come la terza grande svolta culturale dell’Occidente dopo l’Umanesimo e l’Illuminismo, non pretende di sostituirsi ai suoi predecessori, ma di portarne a compimento le intuizioni, integrandole in una visione più ampia capace di rispondere alle sfide del nostro tempo. La storia umana non è mai riuscita a restare ferma in convinzioni perenni. Nessuna cultura è riuscita a conservare sé stessa, nemmeno quelle che dichiaravano la propria immutabilità universale o divina.

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L'Umanesimo ci ha insegnato la dignità dell'essere umano, rivendicando il valore dell'individuo contro ogni mortificazione. L'Illuminismo ha raccolto questa eredità e ci ha donato gli strumenti della ragione critica, emancipando l'uomo dall'autorità tradizionale e fondando i diritti universali. Tuttavia, entrambi i paradigmi mostrano oggi i loro limiti di fronte a un numero crescente di individui in cerca di un nuovo senso dell'esistenza. L'Illumanesimo invita a compiere un passo ulteriore: riscoprire la dimensione qualitativa dell'essere, riconoscere nell'uomo una profondità che trascende la materia senza negarla. Come la fisica contemporanea ha rivelato livelli di realtà che sfuggono al determinismo classico, così l'Illumanesimo propone di indagare ciò che nella coscienza eccede la spiegazione puramente materiale, aprendo la via a un senso della realtà che non sia né dogmatico né nichilistico, ma razionale e aperto alla verifica.

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Papa Francesco ha osservato che (i grandi cambiamenti della storia si sono realizzati quando la realtà è stata vista non dal centro, ma dalla periferia). L’immensa periferia esistenziale dei giovani — i dati mostrano che oltre la metà dei giovani italiani soffre di ansia e depressione, che l’89% ritiene di non arrivare alla pensione, che meno della metà nutre speranza nel futuro — è uno dei luoghi da cui scrutare meglio la realtà presente e futura. L’Illumanesimo si rivolge a questa periferia, offrendo non risposte definitive, ma una bussola per orientarsi nella complessità del reale.

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Il coraggio, come ricordava Reinaldo Arenas: “è una follia piena di grandezza”. Di questa follia c’è bisogno oggi, per osare immaginare un futuro diverso da quello che le tendenze attuali sembrano prefigurare. L’Illumanesimo è un invito a questa follia: la follia di credere che l’essere umano possa ancora essere artefice del proprio destino, non in solitudine, ma in comunione con gli altri e con il principio stesso dell’esistenza.

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L’incremento, senza precedenti, dell’istruzione e della consapevolezza raggiunte nella società contemporanea ha ampliato l’interesse per queste tematiche, favorendo una crescente percezione dell’obsolescenza di molti valori esistenziali tradizionali. L’Illumanesimo è la proposta di un nuovo paradigma culturale. Avrà molti critici, ma se il suo focus principale resterà rivolto alla tutela dell’esperienza individuale e della capacità dei singoli di esprimersi e autodeterminarsi, troverà anche molti alleati. I primi si distingueranno per argomentazioni esclusivamente legate alla tradizione; i secondi si caratterizzeranno per il coraggio di aprirsi alla discussione sul nuovo.

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Roberto Mucciarini

Promotore della proposta culturale illumanista

Riferimenti bibliografici interni al corpus illumanista


 

Mucciarini, R. (2025). L'Illumanesimo: Una nuova visione dell'uomo e della Realtà. Amazon KDP.

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Mucciarini, R. (2025). Esperienze: In viaggio verso il nuovo dentro il quadro della vita. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9483-1

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Mucciarini, R. (2025). La Realtà : come non l’avete mai immaginata. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9485-5

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Mucciarini, R. (2025). Il senso di ogni vita. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9482-4

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Mucciarini, R. (2025). CEFA — Proposta di indagine. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9484-8

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Mucciarini, R. (2025). Metafisica necessaria. Amazon KDP.

Versione cartacea: ISBN 979-12-243-1015-0

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