Roberto Mucciarini
IL TEOREMA FILOSOFICO
DELL'ILLUMANESIMO
Confronti e incontri
Universali esauriti e nuovi orizzonti esistenziali
La crisi della modernità tra l'analisi di Mikhail Minakov e la proposta illumanista
Abstract
Il presente saggio si propone di articolare un confronto tra la diagnosi della modernità offerta da Mikhail Minakov nel suo Exhausted Universals. Modernity at the Threshold of Its Internal Limit e la prospettiva filosofica dell'Illumanesimo elaborata da Roberto Mucciarini. Mentre Minakov individua una cesura ontologica nella contemporaneità, caratterizzata dal collasso delle strutture temporali e dall'esaurimento dei paradigmi universalistici, l'Illumanesimo propone una ricostruzione esistenziale fondata sul riconoscimento della dimensione spirituale dell'essere umano. L'analisi procede attraverso cinque nuclei tematici fondamentali, mostrando come le due prospettive, pur partendo da premesse diverse, convergano nella necessità di ripensare radicalmente il rapporto tra umanità, tempo e senso.
Parole chiave: Crisi della modernità, collasso del futuro, Illumanesimo, rifondazione esistenziale, antropocene, capitalocene, censura ontologica.
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Introduzione
La contemporaneità si presenta come un'epoca di transizione critica, sospesa tra paradigmi esauriti e configurazioni ancora informi. L'elaborato di Mikhail Minakov costituisce una delle diagnosi più lucide di questa condizione, individuando nella modernità tardiva una vera e propria «cesura ontologica» che segna il passaggio da un ordine temporale fondato sulla promessa del progresso a una stasi perpetua, dominata dall'incertezza e dal timore.
L'Illumanesimo, in quanto teorema filosofico esistenziale si pone come risposta a questa crisi attraverso una riformulazione radicale della questione del senso. Non si tratta di una mera reazione consolatoria, bensì di una proposta ontologica che riconosce nell'essere umano la possibilità di un risveglio e una “salvezza” attraverso una riformulazione esistenziale.
Il confronto che qui si propone non intende stabilire una gerarchia tra le due prospettive. Tutt’altro, le vede come occasione per far emergere, attraverso l’analisi delle convergenze intrinseche alle due elaborazioni le possibili convergenze e le specificità di ciascun approccio, nella convinzione che la complessità della crisi contemporanea richieda una pluralità di strumenti ermeneutici.
1. La crisi ontologica e il collasso del futuro
1.1 La tesi di Minakov
Il nucleo centrale dell'analisi di Minakov risiede nell'identificazione di una trasformazione radicale della struttura temporale della modernità. La categoria del futuro, che per secoli ha funzionato come motore dell'azione storica e serbatoio inesauribile di possibilità, ha subito un processo di svuotamento che ne ha compromesso irreversibilmente la funzione orientativa.
La modernità si fondava sulla promessa di «futuri aperti», ovvero sulla convinzione che il tempo a venire rappresentasse uno spazio di miglioramento, innovazione e realizzazione delle aspirazioni umane. Questa struttura temporale è ora collassata in quella che Minakov definisce una «crisi perpetua»: il futuro non appare più come orizzonte di speranza, ma come fonte di preoccupazione e minaccia.
Particolarmente significativa è l'analisi del rapporto tra capitalismo e temporalità: il sistema economico contemporaneo, secondo Minakov, sopravvive «divorando il domani», consumando cioè le proprie basi future per sostenere il presente. Si tratta di una dinamica autodistruttiva che evidenzia l'esaurimento interno del modello di sviluppo moderno.
1.2 La risposta illumanista
L'Illumanesimo riconosce pienamente la diagnosi di Minakov, individuando nella perdita della visione del futuro uno dei sintomi più gravi della crisi contemporanea. Tuttavia, la prospettiva illumanista sposta il fuoco dell'analisi dalla dimensione storico-economica a quella esistenziale.
Il problema fondamentale, secondo questa prospettiva, risiede nella sproporzione tra la capacità di demolizione e quella di costruzione: l'umanità si è dimostrata più rapida e più efficace nel distruggere ciò che rendeva la vita una condizione accettabile — precisamente perché disponeva di una speranza — che nel costruire qualcosa in grado di sostituire ciò che è stato irrimediabilmente perduto.
La proposta illumanista consiste quindi nella ricostruzione di una visione esistenziale che preceda e fondi ogni altra trasformazione. Solo a partire da un rinnovato fondamento ontologico — che riconosca la dimensione ontologica come imprescindibile e i bisogni che esprime nell'essere umano come obiettivi concreti — sarà possibile ravvivare quel processo di «spinta» che unicamente la speranza nel futuro può garantire. Da questa rifondazione esistenziale deriverebbero, come conseguenze naturali, tutti gli altri cambiamenti necessari in ambito economico, ecologico e sociale. Solo un rafforzamento del senso dell’esserci può fornire la forza di contrasto necessaria al cambiamento che non sia solo tentativo di rifondazione di ciò che è “scaduto”. Ciò che è andato perduto si è già dimostrato insufficiente a contenere la supremazia di ciò che oggi identifichiamo come causa dei problemi.
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2. L'Antropocene e i limiti planetari
2.1 La tesi di Minakov
Il concetto di Antropocene segna un rovesciamento radicale nella comprensione del rapporto tra umanità e natura. L'essere umano non si scopre più come padrone e dominatore dell'ambiente naturale, ma come forza geologica che si scontra inevitabilmente con i limiti biofisici del pianeta.
Minakov colloca le radici di questa crisi nel processo di «de-limitazione» iniziato nel Rinascimento e proseguito attraverso la modernità: la rimozione progressiva di ogni limite all'espansione economica, alla curiosità scientifica, al dominio tecnologico. L'idea di crescita illimitata, fondamento del modello economico moderno, si rivela oggi insostenibile di fronte ai confini biofisici che la scienza planetaria ha identificato.
Alcuni autori preferiscono al termine Antropocene quello di «Capitalocene», evidenziando come la crisi globale non sia imputabile all'umanità in quanto specie, ma a un particolare sistema economico-politico. La civilizzazione umana deve ora operare entro nove confini biofisici definiti per evitare il collasso sistemico.
2.2 La risposta illumanista
L'Illumanesimo riconosce la gravità della crisi ecologica, pur collocandola all'interno di un quadro più ampio. L'economia rappresenta certamente uno dei problemi più rilevanti, ma non esaurisce la complessità della situazione contemporanea.
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La prospettiva illumanista riconosce il valore storico del modello economico post-medievale: esso si è dimostrato efficace nel far emergere l'umanità da una condizione di povertà diffusa che, probabilmente, nessun altro sistema avrebbe potuto eguagliare. Tuttavia, questo riconoscimento non implica un'adesione acritica: il sistema ha raggiunto i propri limiti interni e necessita di una trasformazione radicale.
La questione decisiva, per l'Illumanesimo, riguarda il fondamento su cui costruire tale trasformazione. Senza una riformulazione esistenziale che preceda e orienti i cambiamenti economici ed ecologici, ogni tentativo di riforma rischia di restare superficiale o di generare nuove forme di conflitto. La crisi ecologica è, in ultima analisi, espressione di una crisi più profonda.
3. La fine dell'universalismo e la nuova configurazione geopolitica
3.1 La tesi di Minakov
Le fonti analizzate da Minakov mettono radicalmente in discussione la narrativa illuminista del progresso universale. Riprendendo la riflessione di Theodor W. Adorno, viene proposta una «storia universale negativa», in cui il filo conduttore dell'esperienza umana non è costituito dal progresso, ma dalla catastrofe.
Sul piano geopolitico, si prevede che il mondo non si muoverà verso l'unificazione globale, ma verso una struttura multipolare composta da blocchi regionali e modelli di governance ibridi. Questa frammentazione segna i limiti strutturali di qualsiasi progetto universalista e apre scenari inediti di competizione e conflitto.
Come risposta alla crisi, viene proposta una «filosofia del futuro» denominata new wave organicism, finalizzata a superare il vicolo cieco in cui la civiltà razionale si è cacciata.
3.2 La risposta illumanista
L'Illumanesimo propone una lettura articolata del fallimento illuminista. L'Illuminismo ha tentato di promuovere la crescita culturale e morale delle masse attraverso principi validi e condivisibili; il problema è che ha finito per restare impigliato nel sistema economico predatorio, perdendo ogni possibilità di successo e, con esso, anche la percezione di questo fallimento inevitabile.
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Per quanto riguarda la configurazione geopolitica futura, l'Illumanesimo riconosce la difficoltà di prevedere se prevarrà la dimensione regionale o quella globale.
Probabilmente sarà il regionale a imporsi, almeno nella fase di transizione. Tuttavia, questa prospettiva genera una preoccupazione specifica: in mancanza di una struttura esistenziale nuova, capace di generare autentica speranza e incontro di valori condivisi, anche la dimensione regionale rischia di non configurarsi come contesto sociale cooperativo, ma di riprodurre conflitti ideologici, economici ed esistenziali.
Il rischio concreto è che vecchie ideologie esistenziali riprendano il sopravvento, trasformando lo scontro economico in una polveriera ancora più pericolosa, alimentata da conflitti di natura spirituale e valoriale. Solo una nuova proposta esistenziale fondata su riconoscimento comune almeno di valori universali può prevenire questa degenerazione.
4. La politica dell'esaurimento
4.1 La tesi di Minakov
Un tema particolarmente significativo nell'analisi di Minakov riguarda la trasformazione della politica in un contesto di collasso sistemico. Emerge la figura della «politica dell'esaurimento», una forma di azione — o piuttosto di non-azione — che non si basa più sul comando del potere né sulla resistenza attiva, ma sul sopportare, sull'attendere, sull'ambivalenza.
Si tratta di una forma di potere che assomiglia paradossalmente all'impotenza, tipica di chi vive «alla fine del mondo» e non dispone più degli strumenti concettuali e pratici per immaginare e costruire alternative. La politica diviene gestione dell'emergenza permanente, amministrazione del declino, piuttosto che progettazione del futuro.
4.2 La risposta illumanista
Su questo punto, l'Illumanesimo esprime piena concordanza con la diagnosi di Minakov. La «politica dell'esaurimento» rappresenta efficacemente la condizione di impasse in cui si trova l'azione politica contemporanea, privata di orizzonti di senso e ridotta a mera gestione dell'esistente.
Tuttavia, la prospettiva illumanista aggiunge una considerazione decisiva: questa paralisi politica non è un dato originario, ma la conseguenza dell'esaurimento dei fondamenti esistenziali che sostenevano l'azione. Una politica autenticamente trasformativa può emergere solo da una rinnovata comprensione del senso dell'esistenza umana, che restituisca all'azione il suo orizzonte teleologico. La «politica dell'esaurimento» è, in fondo, l'esito inevitabile di un'umanità che ha smarrito la propria dimensione spirituale.
5. L'integrazione tra economia ed ecologia
5.1 La tesi di Minakov
Il lavoro di Minakov suggerisce che la tradizionale divisione tra società e natura non sia più sostenibile né epistemologicamente né praticamente. L'economia deve necessariamente fondersi con l'ecologia, riconoscendo la propria dipendenza dai sistemi biofisici planetari.
Proposte come il Green New Deal tentano di immaginare una crescita «ecologicamente compatibile», anche se le fonti avvertono che non esiste ancora un'alternativa convincente all'economia di mercato capitalista in grado di gestire efficacemente questa transizione.
5.2 La risposta illumanista
L'Illumanesimo riconosce che un'economia integrata con l'ecologia rappresenterebbe la soluzione più auspicabile e, in apparenza, più semplice. Tuttavia, alla luce di quanto già affermato, senza una riformulazione esistenziale la probabilità di successo di tale integrazione rischia di essere compromessa dalla difficoltà di unire, su scala globale, le diverse entità regionali. Unità senza la quale il futuro resta in mano alle singole necessità economiche e ideologiche. Serve quindi una collante superiore in grado di fungere da regolatore.
Il problema di fondo, quindi, risiede nel fatto che troppi sono ancora i contesti geopolitici dove i vecchi concetti esistenziali restano finalizzati all'interesse regionale e alla tendenza alla sopraffazione delle proprie ideologie a scapito di altre. Le ideologie di supremazia delle verità — religiose, politiche, culturali — generano resistenza a ogni forma di collaborazione, anche in ambito economico ed ecologico, per il timore di perdere la supremazia nelle rispettive zone di influenza.
Questo motore conflittuale resta ancora potentissimo e rappresenta l'ostacolo principale a qualsiasi progetto di integrazione globale. Solo una nuova proposta esistenziale, che non sia demolitrice dell’esistente ma in grado di funzionare al di sopra di questo e delle sue diversità, sarà capace di depotenziare le ideologie di supremazia e di fondare la cooperazione su basi ontologiche rinnovate, creando le condizioni per una reale integrazione tra economia ed ecologia.
Conclusione
Il confronto tra l'analisi di Minakov e la prospettiva illumanista rivela una convergenza significativa nella diagnosi della crisi contemporanea: entrambe riconoscono l'esaurimento dei paradigmi della modernità — crescita infinita, progresso lineare, universalismo — e la conseguente condizione di transizione critica in cui l'umanità si trova sospesa.
La differenza sostanziale emerge nella proposta di risposta. Mentre Minakov si concentra prevalentemente sulla descrizione della crisi e sull'individuazione di possibili alternative (come il new wave organicism), l'Illumanesimo propone una rifondazione esistenziale che preceda e orienti ogni altra trasformazione.
Per l'Illumanesimo, il percorso di «salvezza» passa necessariamente attraverso una nuova proposta esistenziale capace di tenere conto anche di aspetti che né l'economia né l'ecologia da sole sarebbero in grado di garantire. Si tratta di riconoscere la dimensione ontologica dell'essere umano e di costruire su questo riconoscimento una nuova visione del senso della vita, individuale e collettiva.
Solo a partire da questa rifondazione sarà possibile ravvivare la speranza nel futuro, superare le ideologie di supremazia che ostacolano la cooperazione globale e costruire un'integrazione autentica tra le diverse dimensioni dell'esistenza umana — economica, ecologica, sociale, spirituale. La responsabilità di dare forma al futuro, per quanto inevitabile e incerta, richiede anzitutto un rinnovamento della coscienza che ciascuno ha di sé stesso e del proprio posto nella Realtà universale.
Riferimenti bibliografici
Minakov, M., Exhausted Universals. Modernity at the Threshold of Its Internal Limit.
Riferimenti bibliografici interni all’Illumanesimo
Mucciarini, R. (2025). L'Illumanesimo: Una nuova visione dell'uomo e della Realtà. Amazon KDP.
Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9481-7
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Mucciarini, R. (2025). Esperienze: In viaggio verso il nuovo dentro il quadro della vita. Amazon KDP.
Versione cartacea ISBN 979-12-210-9483-1
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Mucciarini, R. (2025). La Realtà : come non l’avete mai immaginata. Amazon KDP.
Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9485-5
Mucciarini, R. (2025). Il senso di ogni vita. Amazon KDP.
Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9482-4
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Mucciarini, R. (2025). CEFA — Proposta di indagine. Amazon KDP.
Versione cartacea: ISBN 979-12-210-9484-8
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Mucciarini, R. (2025). Metafisica necessaria. Amazon KDP.
Versione cartacea: ISBN 979-12-243-1015-0
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© 2025 Roberto Mucciarini.
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DOI: 10.5281/zenodo.18377422
Il movimento culturale dell'Illumanesimo
è presentato con il documento:
DOI: https://doi.org/10.5281/zenodo.17932027
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