
Bombe e cambiamento
Da tempo sostengo che l’intensità del cambiamento e il modo in cui esso si realizzerà - attraverso trasformazioni progressive oppure mediante eventi traumatici e di forte impatto esistenziale, dipenderanno in larga misura dalle nostre scelte.
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Se sapremo accettare la necessità del cambiamento, che da oltre mezzo secolo emerge con sempre maggiore evidenza, e se saremo capaci di riorganizzare la società del futuro attraverso una riformulazione dei valori esistenziali, il passaggio potrà avvenire in modo graduale, forse persino armonico. Un cambiamento lento, consapevole, potremmo dire persino “piacevole”.
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Se invece continueremo a difendere strutture sociali, concezioni culturali, credenze e promesse che appartengono a un mondo ormai superato, il cambiamento arriverà comunque. Ma lo farà attraverso eventi più duri, conflitti e passaggi dolorosi, come spesso è accaduto nella storia dell’umanità. Pretendere di cambiare, come stiamo facendo e come continueremo a fare, utilizzando gli strumenti del passato è la scelta più sbagliata.
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La mia non è mai stata una profezia - non credo alle profezie e non appartengono allo stile dell’Illumanesimo. È piuttosto una semplice osservazione della realtà e della storia. In più momenti del passato l’umanità si è trovata di fronte a un bivio simile e, nella maggior parte dei casi, ha scelto la via più difficile: quella del cambiamento traumatico.
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Oggi, però, possediamo qualcosa di straordinario di cui forse non siamo ancora pienamente consapevoli: la possibilità di sviluppare una filosofia esistenziale capace di rinnovare profondamente i rapporti umani - tra individui, tra gruppi sociali, tra culture, tra Stati e persino tra le grandi religioni del pianeta.
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La scelta, allora come oggi, dipende da noi. Possiamo continuare a cambiare sotto le bombe oppure attraverso la cultura, intesa come emancipazione dalle vecchie concezioni dell’esistenza.
Anche se sembra che l’umanità stia già imboccando la strada delle bombe, siamo ancora in tempo per fermarci. Possiamo ancora parlare. Possiamo proporre nuove visioni, se ci sarà qualcuno disposto ad ascoltare.
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Di fronte alla forza del dialogo autentico, nessuna bomba può soffocare la voce dell’umanesimo. Sta a noi trovare il coraggio di aprire un confronto capace di attraversare e superare anche le differenze più profonde.
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Serve il coraggio di accettare che potremmo essere qualcosa di diverso da ciò che crediamo di essere. Serve mettere da parte l’idea di possedere già la verità e sostituirla con l’incontro, con il dialogo e con la ricerca condivisa.
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L’Illumanesimo - o comunque l’idea di una nuova possibilità per l’uomo - può condurci molto lontano. A una sola condizione: non avere paura di cambiare liberamente, prima che siano le bombe a costringerci a farlo.
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