
IL NUOVO PATTO PER L’EDUCAZIONE:
LA PROPOSTA DI STEFANIA GIANNINI
E IL PARADIGMA ILLUMANISTA
Una domanda che vorrei trovasse una risposta affermativa è la seguente: Siamo al crocevia della storia?
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Oggi devo ammettere di non saperlo, anche se nel novembre 2021, in occasione della 41ª Conferenza Generale dell’UNESCO, veniva presentato al mondo il rapporto Reimagining our Futures Together: A New Social Contract for Education. Stefania Giannini, principale artefice di una visione del mondo futuro, nella sua qualità di Vice Direttrice Generale per l’Educazione, portava la stessa speranza attraverso una sfida netta alla comunità internazionale: il vecchio paradigma educativo — fondato sui principi di competitività e individualismo, eredi del vocabolario del secolo scorso — era esaurito. Al suo posto occorreva costruire una nuova grammatica culturale, ispirata alla solidarietà e alla cooperazione.
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Premetto subito che questa diagnosi risuona in modo singolare con ciò che l’Illumanesimo sostiene da oltre mezzo secolo: la crisi del mondo contemporaneo non è primariamente una crisi di risorse, di strutture o di politiche, bensì una crisi di senso; e nessuna riforma educativa può essere davvero trasformativa se non affronta, a monte, la domanda ontologica fondamentale: chi è il soggetto che si educa, e a quale fine?
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La critica di Giannini al paradigma dominante identifica con precisione i termini di una malattia culturale: la prevalenza di valori competitivi e individualistici ha prodotto sistemi educativi orientati alla prestazione, alla misurazione quantitativa, alla formazione di capitale umano spendibile sul mercato. Le conseguenze sono visibili ovunque: disuguaglianze crescenti nell’accesso all’istruzione, erosione della cittadinanza democratica, indebolimento dei legami sociali e amplificazione del linguaggio d’odio.
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E qui torniamo all’Illumanesimo, il quale riconosce in questa diagnosi i segni di ciò che chiama “oblio del fondamento”: quella condizione epocale in cui l’urgenza del fare oscura la domanda di senso, e in cui la tecnica — non più strumento ma ambiente di vita — modella desideri e comportamenti fino a svuotarli della loro dimensione qualitativa. Quando l’educazione rinuncia a interrogarsi sul perché dell’esistere, non forma persone: forma meccanismi efficienti e disorientati. Ma la diagnosi illumanista va più a fondo, individuando la radice della crisi in un errore antropologico fondamentale: la riduzione dell’essere umano alla sola dimensione materiale e biologica.
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La proposta illumanista coincide con quella di Giannini tanto nell’individuazione delle cause della crisi quanto nella necessità di rifondare la formazione su nuovi principi. Questa prospettiva rovescia radicalmente il senso comune dell’educazione: non si tratta di trasmettere contenuti a un soggetto passivo, ma di accompagnare un essere già dotato di una profondità ontologica inesauribile nel processo di attraversamento autentico delle esperienze. Esperienze che, vissute con trasporto e partecipazione, si trasformano in conoscenza autentica — quella che scaturisce dalla valutazione personale, unica e irriducibile a qualsiasi altro soggetto.
In questa prospettiva, l’educazione diventa il dispiegamento della vocazione più propria dell’essere umano nella sua unicità inscindibile di corpo, psiche e interiorità. Solidarietà e cooperazione non sono allora valori scelti per ragioni pragmatiche, ma espressioni di quella struttura universale di equilibrio, libertà e giustizia che l’Illumanesimo identifica come principi qualitativi costitutivi della coscienza individuale e della stessa Realtà universale. Un’educazione che ignora questa dimensione non forma persone: forma individui capaci di competere ma incapaci di dare senso a ciò per cui competono.
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La proposta del 2021 non è rimasta confinata al piano delle dichiarazioni di principio. Il rapporto ha costituito il riferimento principale per il Transforming Education Summit del 2022, che ha riunito 65 capi di Stato e di governo e guidato consultazioni nazionali con dichiarazioni di impegno in oltre 100 paesi. Nello stesso anno ha fatto da quadro di riferimento per la 3ª Conferenza Mondiale sull’Istruzione Superiore e la 7ª Conferenza Internazionale sull’Educazione degli Adulti, declinando il tema del nuovo contratto sociale attraverso tutti i livelli del percorso formativo.
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Sul piano normativo, nel 2023 il rapporto ha informato la Raccomandazione UNESCO sull’Educazione per la Pace, i Diritti Umani e lo Sviluppo Sostenibile — uno strumento che impegna gli Stati membri a orientare i propri sistemi educativi in senso esplicitamente valoriale. Il percorso ha trovato una nuova sintesi nel dicembre 2024, con il Forum Internazionale UNESCO sui Futuri dell’Educazione tenutosi in Repubblica di Corea, da cui è scaturito il documento Renewing the Social Contract for Education: Directions for Change, che traduce i principi del 2021 in orientamenti operativi per i sistemi nazionali.
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Resta aperta, tuttavia, una tensione critica rilevante: alcuni studiosi contestano che la proposta UNESCO rischi una depoliticizzazione delle trasformazioni necessarie; altri problematizzano il concetto stesso di “contratto sociale”, rilevandone la matrice eurocentrica e il carattere transazionale, proponendo di fondarlo invece su un paradigma di interconnessione relazionale. Sono obiezioni che l’Illumanesimo può raccogliere produttivamente: la sua proposta ontologica offre precisamente il fondamento non contrattuale e non eurocentrico che manca alla formulazione istituzionale, radicando la solidarietà nella struttura stessa della Realtà.
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Giannini chiede di sostituire la grammatica dell’individualismo con quella della solidarietà e della cooperazione. L’Illumanesimo accoglie questo appello radicandolo in un fondamento più profondo: equilibrio, libertà, giustizia e verità non sono valori che gli esseri umani “scoprono” o “creano” nel corso della storia, ma strutture attive dell’Essere. Un sistema educativo che promuove la competizione spietata non è soltanto inefficace o ingiusto: è ontologicamente dissonante, contrario ai principi che reggono la Realtà e l’evoluzione spirituale.
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Data la nota difficoltà da parte delle istituzioni di farsi carico di cambiamenti culturali di tale portata rivoluzionaria, la proposta di Stefania Giannini rappresenta un’occasione storica. Il percorso istituzionale avviato dall’UNESCO dal 2021 a oggi dimostra, in modo quasi inaspettato e insperato, che la volontà di trasformazione esiste e si consolida. L’Illumanesimo cerca da anni questi segnali nella società, e trovandoli persino nelle istituzioni appare quasi il realizzarsi di una profezia. Questo non mi distrae però dalla consapevolezza che un “nuovo patto sociale per l’educazione” sarà davvero nuovo soltanto se saprà andare oltre la dimensione istituzionale e politica — pur necessaria — per radicarsi in una comprensione rinnovata dell’essere umano: quella che l’Illumanesimo propone come fondamento ontologico di ogni autentica riforma educativa. Il compito della filosofia è garantire a questa volontà un fondamento all’altezza delle sue ambizioni.
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